Condannato con 'comprensione' per botte a moglie e suocera, caso si riapre

(ANSA) - TORINO, 28 OTT - Si riapre nel palazzo di Giustizia dì Torino il caso un uomo che, condannato in primo grado a un anno e sei mesi di carcere per lesioni su ex moglie e suocera, aveva ottenuto dal tribunale le attenuanti generiche (equivalenti alle aggravanti) e, nelle motivazioni della sentenza, delle parole di comprensione. La Corte d'appello ha dichiarato "ammissibili" i ricorsi presentati dalla procura e dalla parte civile contro il parere dell'avvocato difensore, secondo il quale avrebbero dovuto essere respinti per "mancanza di specificità" in quanto - ha spiegato in aula - contenevano solo considerazioni sul fatto che "il tribunale è stato moraleggiante, patriarcale e tutta un'altra serie di brutte cose che però non hanno nulla a che vedere con ciò che è emerso nel corso del processo". La Corte è stata di avviso diverso e, anzi, ha stabilito che i ricorsi mirano a "mettere in luce" le eventuali "lacune nella valutazione del materiale probatorio". Alla prossima udienza verranno ascoltati dei testimoni. La vicenda risale al 2022. L'uomo, nel corso di una discussione, colpì la moglie con un violento pugno al volto e poi la prese a calci procurandole ferite al viso guaribili in oltre quaranta giorni e l'indebolimento permanente della vista. L'episodio fu censurato con la condanna. Il tribunale escluse però il reato di maltrattamenti, che si realizza in presenza di una abitualità di comportamenti non dimostrata dal processo: su questo specifico capo d'accusa (e non sulle lesioni) la sentenza, basandosi sul racconto fornito dalla stessa donna, spiegava che malumori e discussioni non erano reato e anzi andavano calati in un contesto "umanamente comprensibile" dato che lei, dopo sedici anni di matrimonio, gli comunicè che aveva deciso di lasciarlo via WhatsApp e "non per gravi mancanze" ma per "sue personali motivazioni". (ANSA).
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