Castellitto, 'in Cambiare l'acqua ai fiori divento un angelo custode'

(di Francesca Pierleoni) (ANSA) - ROMA, 20 OTT - Tre milioni di copie vendute nel mondo (di cui due tra Francia e Italia), traduzioni in oltre una trentina di lingue. Sono fra i numeri del successo globale di Cambiare l'acqua ai fiori, il romanzo di Valerie Perrin del 2018 (in Italia edito da e/o) che arriva sul grande schermo nell'omonima trasposizione di Jean-Pierre Jeunet, coprodotta dall'Italia, con Palomar, in anteprima alla Festa de cinema di Roma, poi sala in Italia dal 5 gennaio con Lucky Red. Straordinaria protagonista Leila Bekhti, in un cast che comprende Matthias Schoenaerts, Melvil Poupaud e Sergio Castellitto. "Ho amato moltissimo il mio personaggio - dice l'attore e regista italiano - è l'angelo custode (della protagonista, ndr). Ho sempre adorato Jean-Pierre, sa maneggiare con grande sapienza il dramma, il melodramma, con un tocco di surrealismo, di leggerezza. È davvero un maestro in questo". Il film segue il travolgente percorso, tra amore, traumi, incontri appassionanti, dolore, lutto, empatia e rinascita, di Violette Toussaint (Bekhti), che dopo essere stata a lungo col marito Philippe (Schoenaerts), tanto affascinante quanto incostante e infedele, addetta ad un passaggio al livello nella campagna francese, diventa custode di un piccolo cimitero in Borgogna. Un cambiamento parallelo al suo percorso nel dolore per la perdita della figlia piccola. Nella guarigione emotiva di Violette, ha un ruolo importante l'incontro con Sasha (Castellitto), custode del cimitero prima di lei: un uomo che, pur con un passato tragico, è pieno di positività, amore per la vita e voglia di scoprire il mondo. Sasha "è un personaggio leggero ma tragico e quindi si trattava di sapere trovare l'equilibrio giusto tra la tragedia della sua vita e la sua leggerezza, la sua ironia. In qualche misura si avvicina a un mondo italiano - aggiunge Castellitto -. Vogliamo anche svelare che Jean-Pierre mi ha tagliato una scena molto importante in cui raccontava il retrobottega dell'anima di Sasha? Però io lo capisco benissimo, avendo fatto ogni tanto il regista so che a volte per saper raccontare, devi saper rinunciare a delle cose". Tra l'altro, "se c'è una cosa che mi può essere riconosciuta, è una certa competenza rispetto a film tratti da libri" osserva, riferendosi anche al sodalizio con la moglie scrittrice Margaret Mazzantini. "So quanto sia difficile mettere in scena un libro, soprattutto se ha avuto un grande successo. E spesso poi succede che magari da libri mediocri si ottengono dei bellissimi film oppure da libri straordinari si ottengono dei film piuttosto normali. Invece lui è riuscito a nascondersi in qualche modo dentro al libro. Secondo me la riuscita è veramente formidabile". Castellitto, nella sua parte di riprese, ha condiviso il set in un cimitero con Leila Bekhti: "Ci abbiamo passato una settimana che di per sé sembrerebbe una roba triste. Invece ci siamo molto divertiti, siamo stati molto complici", ed "è stato molto bello anche aver conosciuto Matthias, un attore che ammiro moltissimo. Come dico sempre, i film non è importante soltanto farli, sono importanti anche i ricordi che ti porti a casa. Io mi porto bei ricordi". Reduce dal successo globale di Conclave, l'attore è in un momento di grande popolarità internazionale, anche sui social: "Ogni tanto mia figlia mi manda dei messaggi, scrivendomi 'guarda hanno scritto questo, hanno detto questo' - commenta l'attore -. Però io non ho nessun rapporto con i social. Infatti non sono un uomo solo... soltanto chi frequenta i social è solo. Non è così?". Tornando al film, Jeunet si sofferma sui fili rossi che lo uniscono alla scrittrice, compreso il fatto che lei sia cresciuta "in una piccola città della Borgogna chiamata Guegnon, dove io andavo in vacanza da mia nonna". Un giorno "Valerie mi ha detto 'ho un romanzo per te'. Quando l'ho letto, ho trovato in ogni pagina, e questo accade così raramente, un'idea che mi ha stravolto il cuore. Riuscivo già a immaginarmele mentre le mettevo in scena". Leila Bekhti aveva trovato il romanzo "magnifico, mi aveva profondamente commosso - sottolinea -. Il film parla di un dolore profondo senza però limitare la sua narrazione alla sola tristezza. E una storia piena di vita, e trovo che l'universo di Valérie Perrin, e l'universo di Jean-Pierre Jeunet, si sposino meravigliosamente". (ANSA).
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