Zoldo ricorda la Brentana granda

Testimoni, tecnici e politici al convegno su un dramma che potrebbe ripetersi

VAL DI ZOLDO. Una giornata da non dimenticare: i 50 anni dalla “Brentana Granda” del ’66. Un dramma che potrebbe ripetersi. Le testimonianze di coloro che hanno assistito alle fasi dell’alluvione hanno dato l’idea delle emozioni e dei ricordi vissuti in quei giorni. La giornata non stop al palacongressi di Fusine è iniziata alle 9.45 con il sindaco Camillo De Pellegrin che ha fatto gli onori di casa. «Innanzitutto il mio pensiero va alle zone terremotate alle quali è rivolta la nostra solidarietà per le sofferenze causate dal terremoto. La nostra è una giornata della memoria e abbiamo pensato ad un convegno con associazioni, esperti e la popolazione. Viene ricordato un disastro che soltanto per un concorso di circostanze fortunate non ha provocato vittime. Bisogna tener vivo il ricordo perché quello che è accaduto non debba ripetersi».

Il microfono è, poi, passato nelle mani dell’ex sindaco Renzo Scussel che ha chiamato, uno alla volta, dieci testimoni che hanno vissuto i giorni della “Brentana” che mise in ginocchio la Val di Zoldo. Ed ecco allora con i loro dettagliati ricordi che sanno di emozioni, di dramma, di distruzione, di sgomento, di desolazione ma anche di solidarietà: Caterina Gamba di Pieve, Sergio Balestra di Pecol, Firmina Menardi di Forno, Renato Mosena di Fornesighe, Egidio Cordella di Goima, Maurizio Mezzavilla, Fortunato Lazzaris di Dont, Florio Lazzaris di Forno, Elvio Maier di Goima e Roamno Gamba di Pieve.

Per quanto riguarda la solidarietà occorre ricordare il caso della ditta edile Balestra- Cason la quale aveva messo a disposizione il camioncino, guidato da Amedeo De Cesaro, con il quale, per 15 giorni, è stato prelevato del pane nel panificio Cassol di Belluno, portato fino alla diga di san Giovanni e, da qui trasbordato su una passerella e messo a disposizione degli addetti alla distribuzione.

Dopo gli interventi dei politici (Bellot, De Menech, Bottacin), la parola è passata a Luana Zanella (presidente Accademia Belle Arti di Venezia), che ha messo subito in evidenza un monito lapidario di Luigi D’Alpaos: sono rimaste irrisolte le situazioni di pericolo. Zanella ha poi passato la parola ai tecnici che hanno illustrato le loro relazioni: il geologo della Regione Veneto Alberto Baglioni che ha messo in rilievo gli effetti dell’alluvione e di altri fenomeni, Francesco Baruffi direttore del distretto idrografico Alpi orientali che ha analizzato l’importante direttiva europea che riguarda la gestione del rischio di alluvione. Lucio Ubertini, esperto di idrologia e idraulica, ha parlato della consulenza degli anni ottanta per i lavori sul Maè facendo una sintesi dei lavori eseguiti e di quanto ancora c’è da fare. Prima del termine della prima parte della giornata Ester Cason della Fondazione Angelini ha presentato il libro di Luigi D’Alpaos: “Un giorno, ospite inatteso, arrivò l’alluvione.” Dopo il pranzo presentazione in piazza Santin delle associazioni di volontariato e la Protezione civile e in sala consiliare del municipio di Forno inaugurazione della mostra fotografica sull’alluvione che resterà aperta fino al 14 novembre, dalle 15 alle 19.

Mario Agostini

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