Donazione di organi, solo il 20% dei bellunesi dice no

I numeri presentati dall'Ulss 1 Dolomiti e dal coordinamento aziendale trapianti gestito dal dottor Lorenzo Bernardi. Nel 2025 sono stati sette i donatori di organi, mentre da 152 pazienti sono stati prelevati cornee e tessuti vari

Da sinistra Loris Tonet, Susanna Resenterra, Achille Di Falco, Lorenzo Bernardi e Anna Chierzi
Da sinistra Loris Tonet, Susanna Resenterra, Achille Di Falco, Lorenzo Bernardi e Anna Chierzi

Donare vita e qualità di vita a chi è meno fortunato. È una cosa che i bellunesi sanno fare bene visto che soltanto il 20% dei residenti nella provincia dolomitica non è propenso alla donazione di organi, una percentuale inferiore a quella nazionale che si attesta sul 30-40% di opposizioni. Lo dicono i dati resi noti ieri mattina dall'Ulss 1 Dolomiti e dal coordinatore della centrale trapianti aziendale, il dottor Lorenzo Bernardi. Ed è per questo che dal direttore generale, Achille Di Falco parte un appello a tutti i bellunesi per riuscire ad abbassare il più possibile, «magari azzerare», questa percentuale di non assenso.

 

I numeri

Nel 2024 sono stati 10 i casi di accertamenti di morte con il criterio neurologico, che sono saliti a 16 l'anno scorso, mentre ad oggi sono sei. Cinque invece i donatori multiorgano nei primi otto mesi di quest'anno contro i 7 del 2025, mentre 86 sono ad oggi i donatori di tessuti oculari (erano stati 152 nel 2025) e 13 quelli in cui sono stati prelevati vari tessuti (dato stabile). Per quanto riguarda, invece, l'attività di donazione da pazienti viventi: sono stati 36 quest'anno i prelievi di tessuto osseo, 24 quelli di placenta e 10 di tessuto vascolare. Numeri importanti che dimostrano come la donazione di organi e tessuti sia un'esperienza che i bellunesi fanno per aiutare chi sta male. «La donazione è un gesto che si può fare a tutte le età», ha evidenziato il coordinatore Bernardi, «anche gli anziani possono donare. Abbiamo avuto un paziente di 89 anni che ha donato il fegato, grazie alla sua volontà espressa in precedenza, e abbiamo avuto anche famiglie che hanno voluto seguire il desiderio di donare dei loro figli ahimè deceduti». «La donazione», ha precisato anche il direttore generale dell'Ulss, «è un gesto che non solo serve a ridare vita a chi è a rischio ogni giorno per motivi di salute, ma anche a garantire una qualità di vita a chi ha dei problemi che non mettono in pericolo la sua esistenza, ma la rendono più dolorosa e complicata». Il dono quindi deve diventare una sensibilità collettiva, come ha sottolineato Di Falco che ha intenzione di confrontarsi su questo tema anche con gli amministratori locali. «Bisogna divulgare e comunicare sempre più questa possibilità che è in capo a tutti noi. Lo possiamo fare quando andiamo a rinnovare la carta di identità in Comune, o quando ci iscriviamo all'Aido, o registrandoci al Registro nazionale tramite l'Ulss, o richiedendo la Donorcard della Regione, oppure scrivendo le proprie volontà su un foglio di carta con dati e firma custodita tra i propri documenti o aderendo alle disposizioni anticipate di trattamento (Dat). Sono gesti semplici che al momento opportuno possono regalare una nuova chance a chi sta male».

 

Il coordinamento ospedaliero trapianti

Esiste un coordinamento aziendale dei trapianti gestito dal dottor Bernardi e due coordinamenti ospedalieri a Belluno e Feltre gestiti da personale infermieristico esperto e opportunamente formato sul tema della donazione. A Belluno lavorano le infermiere Laura Cancian e Anna Chierzi, mentre a Feltre Susanna Resenterra e Loris Tonet con il medico Bianca Maria Mancini. I coordinamenti sono attivi 24 ore al giorno tutta la settimana e lavorano a stretto contatto con il Centro regionale trapianti (Crt) e il Centro nazionale (Cnt). I coordinamenti fanno sì che la volontà di donazione delle persone venga rispettata, dando la possibilità alle persone in attesa di avere un trapianto. «Per questo individuiamo i potenziali donatori di organi e tessuti, mettiamo in atto tutti i processi perché si arriva alla donazione e coordiniamo tutti gli aspetti clinico-organizzativi», precisa Bernardi. I coordinamenti ospedalieri per i trapianti monitorano ogni giorno le liste operatorie, i cerebrolesi in terapia intensiva ei decessi sia avvenuti in ospedale che sul territorio.

 

Cosa si dona

La donazione può essere di due tipi: da vivente e in questo caso si donano le teste del femore durante gli interventi di protesi, il tessuto vascolare ad esempio durante le operazioni di safenectomia o tessuto placentare durante i tagli cesarei; e da cadavere e in questo caso si possono donare tessuti oculari come le cornee (possibile dai 4 ai quasi 81 anni), la cute, i tessuti osseotendinei, le valvole cardiache (donazione dai 14 ai 70 anni), ma anche organi come cuore, polmoni, fegato, reni, intestino e pancreas (non ci sono limiti di età). La donazione da cadavere avviene o quando al donatore è stata accertata la morte cardiaca - e in questo caso l'elettrocardiogramma per 20 minuti deve risultare piatto – o si accerta la morte neurologica e in questo caso l'accertamento è eseguito da una commissione medica che pone sotto osservazione clinica e strumentale per sei ore il paziente. Nel frattempo tutta la rete dei trapianti, elemento fondamentale, è già stata messa in movimento così da essere pronti a espiantare gli organi ea trapiantarli sul ricevente.

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