Viaggi da incubo: due giorni persi ad aspettare i treni

FELTRE. Quasi due giorni persi ad aspettare il treno. Corse cancellate, ritardi sconosciuti, informazioni latitanti, precarietà negli spostamenti sui binari. E poi freddi invernali, asfissie estive e...
Santa Gisutina, 5 Gennaio 2010. Incidente ferroviario causato dal un tronco abbandonato sui binari
Santa Gisutina, 5 Gennaio 2010. Incidente ferroviario causato dal un tronco abbandonato sui binari

FELTRE. Quasi due giorni persi ad aspettare il treno. Corse cancellate, ritardi sconosciuti, informazioni latitanti, precarietà negli spostamenti sui binari. E poi freddi invernali, asfissie estive e carrozze sovraffollate. Stufi di subire in silenzio i disservizi di Trenitalia, alcuni pendolari - “quelli del 5851”, trenino vecchiotto ma veloce che per primo nella giornata viaggia verso la pianura – dall’inizio dell'anno stanno tenendo un diario mensile per far sentire la propria voce. Dopo il record a settembre con 364 minuti di ritardo - 20 in più del precedente primato di luglio con 344 - anche ottobre oltrepassa la soglia dei 300 minuti, accumulandone 336 in 46 viaggi per l'80.9 per cento delle volte in la puntualità se la sono scordata (solo sette i casi in cui l'orario è stato rispettato). Da gennaio, il totale sale così a 46 ore abbondanti volate via dal finestrino tra andata e ritorno. Lo dicono i dati aggiornati nel libretto del pendolare-bistrattato, approdato ora sul blog internet “binariquotidiani”. E le esperienze raccontate sono le più disparate: la sera di martedì 23 ottobre a Santa Giustina cinque minuti persi per tentare di chiudere le porte, lo stesso giorno sul treno delle 11.32 da Padova un sibilo (l'impianto di condizionamento?) disturba per tutto il tempo, mentre il 22 ad Alano all'annuncio di cinque minuti di ritardo ne seguono quaranta prima di riprendere la marcia. E ancora: il 15, alberi caduti sulla linea causano rallentamenti, e la mattina del 10 il treno atteso a Feltre sparisce dal tabellone (è stato investito un cervo tra Santa Giustina e Busche, e i pendolari che si sono avvisati tra loro via sms organizzano alcune macchine). Eclatante il caso denunciato sabato scorso da una ragazza che sale sul regionale delle 19.04 da Venezia, scende a Montebelluna alle 20.50 (orario in cui doveva essere a Santa Giustina) e lì alza bandiera bianca, facendosi venire a prendere in auto per evitare di aspettare un'ora in stazione e arrivare a destinazione alle 23 (se non ci fossero stati altri intoppi). Un viaggio-odissea: «A Treviso, il tabellone indicava 25 minuti di ritardo per Montebelluna, che non avrebbe consentito di prendere la coincidenza. Eppure il convoglio era già fermo al binario, ma non poteva partire perché mancava il capotreno. Il quale giunto dopo 40 minuti ha detto che viaggiava a bordo di un altro treno a sua volta in ritardo, ma si è rifiutato di rispondermi quale fosse», racconta. Alla fine, «si parte dopo 45 minuti senza alcun avviso ai passeggeri riguardo al motivo dell’attesa. Poi a Montebelluna i treni portavano tutti ritardi enormi, ma so che questo è (purtroppo e con rammarico) dipeso da un suicidio sulla linea. Attenzione però: qui l'interruzione è avvenuta tra Cornuda e Montebelluna. Peraltro non si capisce come nella mattinata successiva, da Belluno i treni accumulavano ancora ritardi di oltre due ore».(sco)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi