La Vecia Popa del ventennale fa arrivare le Olimpiadi sul Broi
Bacchettate per la fiaccola che ha snobbato l’Agordino ma gioia per i risultati di Barp e Dalmasso

Dalle Olimpiadi agli affitti agordini alle stelle, dalla crisi della Pro loco alla mancata pulizia delle strade dopo le nevicate, da Del Vecchio jr al cambio di dirigenza al Follador. È una Vecia Popa, come sempre, a 360 gradi quella che ieri pomeriggio (con una settimana di ritardo – a causa del meteo – sull’appuntamento canonico di metà Quaresima), “scortata” dall’affiatato comitato e dai vari gruppi folk, ha letto il suo testamento prima del tradizionale rogo sul Broi di Agordo.
Prima, come di consuetudine, davanti al municipio del paese, si sono esibiti i carri mascherati delle frazioni che, con allegria e simpatia, hanno rappresentato la scuola (Centro), le Framontiadi (Toccol) e Willy Wonka (Pragrande). Poi la Vecia Popa, che quest’anno festeggiava i 20 anni dalla “ripartenza” (nel 2006, grazie al compianto Giorgio Favero, tornò a vivere dopo gli esordi degli anni Sessanta), ha preso la parola e l’ha tenuta un bel po’rispondendo così a quanti l’hanno criticata per i testi troppo lunghi.

Quest’anno si è presentata come la “Regina del Garavatol” (lo slittino) per essere in lizza coi migliori atleti che hanno dato spettacolo alle Olimpiadi. E proprio i Giochi sono stati uno degli argomenti affrontati dalla Vècia che ci ha visto ombre e luci. «Tuti i politizi en piaza a se fà vede bei ma per noi pore ostie, l è da se cavà i cavei! », ha detto. «E entant la granda festa, conta solche le medaie e se fa prest a se desmentegà de le canaie! »: il costo dei biglietti saliti a 10 euro anche per i residenti, l’Agordino snobbato dalla fiaccola.
Il positivo è dato invece dall’orgoglio per i successi che hanno parlato agordino e bellunese. «La legreza», ha detto, «la se à sparpagnà per tuta la nossa val; dent da cont, sportivi de azal, trei brondoi in Agordin l è rivà, l Elia Barp e la Lucia Dalmasso i ne à onorà».
Per la Vecia le Olimpiadi non hanno certo aiutato a invertire la strada che vede in Agordino un continuo aumento del costo degli affitti. «Ades co i fit che in Agort l é, me par de esse a Beverly Hills o a Saint Tropez», ha denunciato. «Penseve che i m’à contà che l an passà l era n tal che a Taibon el domandea per el so monolocal 800 euro al mes, zenza le spese, per avé l let inte cusina e l condut apede! ».
Oltre a chiedere affitti più abbordabili, chi viene da fuori, secondo la Vecia, «i zerca propio i picioi paes e noi ghe don na roba che no l è né carn né pes! ». Il riferimento è allo scioglimento del consiglio della Pro loco. «Tut en inte e fora, e nia se à resolvest; poca condivision e fursi anca poch sest e cossita se redusaron come na zità che tut la pol e nia la fa», ha raccontato, dicendo, però, di aver risposto all’appello del Comune per affrontare insieme la questione convinta che «se se don na man tuti auna, la fon noi la nossa fortuna! ».
La giunta comunale si è beccata qualche critica dalla Vecia per la mancata pulizia delle strade dopo le nevicate («Mendecuant me domande: sione agordin o zitadin? Co se ndea a piodech le strade le vegnia netade col bruschin, ades l è la moda de netale col pensier, pecà che cossita reste la nef e l giaz devente come vier»), ma anche gli elogi per aver intitolato una strada a Leonardo Del Vecchio, per il quale la Vecia nutre sempre gratitudine e stima.
Meno per il figlio Leonardo Maria per il quale la critica è stata dura: «Cande che l va en Tv a fà interviste, che l se informe meio su le riviste, ma soratut meio su chel che l compera: a olte par el sie drio a dugà a tombola! ».
«L important», ha continuato, «l è che no l dughe con noi, se no vegnarà fora safassoi! Speron che el cene alt el gnom del nos Agordin parché se no fusesse per el genio de so pare, no l avarae gnanca n comodin e se no fusesse per l soramanech dei agordin, el farae la fam, alter sì che Ferrari e Lamborghin».
Chiusura sulla cultura per la “Regina del Garavatol” con preoccupazione per i tempi e la qualità dei lavori al vecchio Follador, dove sorgerà un polo culturale, e contentezza per il cambio di dirigenza al nuovo Follador.
«Anca chela», con riferimento alla precedente dirigente dell’istituto scolastico, «la aon comedada e l Istitut pol tornà su la bona strada». Una vicenda, quest’ultima, che per la Vecia è stata una «bela ocasion per recordà che tut l è pi fazile se se fa comunità e se ognun fa la so part e se se dà na man se pol vinze contra tuti i malan! ».
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