«Un test antidroga per i gondolieri»

Lo chiede l’assessore a Venezia dopo la tragedia in Canal Grande. La moglie della vittima: urlavamo ma nessuno ci sentiva
INTERPRESS/TAGLIAPIETRA-UN MINUTO DI RACCOGLIMENTO DA PARTE DEI GONDOLIERI NEL LUOGO DELL'INCIDENTE.
INTERPRESS/TAGLIAPIETRA-UN MINUTO DI RACCOGLIMENTO DA PARTE DEI GONDOLIERI NEL LUOGO DELL'INCIDENTE.

VENEZIA. Ha visto lo spettro della morte abbattersi sulla gondola, ma non sono bastate le urla di terrore per fermarlo. La vedova del giurista tedesco Joachim Vogel, deceduto sabato scorso per trauma toracico nella collisione tra un vaporetto e la gondola sulla quale si trovava l’intera famiglia, inizia a dare voce ai ricordi: «È stato allucinante. Urlavamo, ma il pilota non ci sentiva. Il vaporetto ci è venuto addosso senza rendersi conto di nulla». Non importa alla giudice Gundula Vogel sapere che il gondoliere Stefano Pizzaggia, a capo dell’imbarcazione, aveva assunto come hanno dimostrato i test sostanze stupefacenti (alla mattina stessa o la sera prima). È il vaporetto il solo mezzo che la signora ora ricorda con angoscia: «Una situazione assurda», riporta il professore Lorenzo Picotti, avvocato di Verona e amico della famiglia tedesca, «noi dalla gondola continuavamo a urlare, ma il vaporetto ci è venuto addosso ed è poi ripartito senza rendersi conto di nulla». Pur avendo appreso che Pizzaggia aveva nelle urine tracce di cocaina e hashish e che ora è a tutti gli effetti indagato, la signora Vogel ha fatto sapere tramite Picotti al presidente dei bancali Aldo Reato che apprezza comunque la presenza al rito funebre di venerdì di una delegazione di gondolieri in divisa a cui parteciperà di sicuro Nicola Falconi, presidente dell’Ente Gondola. La salma, ricomposta dall’anatomopatologo Massimo Signoracci, partirà per la Germania lunedì 26. I tre figli, proprio come desideravano, potranno vedere il padre prima della cerimonia fissata il 30 alle 13 a Tubinga. Ieri, la notizia che la famiglia fosse giunta a Venezia è stata smentita dallo stesso Picotti che non ha però escluso la presenza del fratello della vittima.

Intanto la signora non si dà pace: «La laguna è intasata. Non riesco a capire», si è sfogata con Picotti, «come si possano fare manovre simili senza un marinaio a poppa, una telecamera o un sistema di specchi che consenta di vedere cosa accade alle spalle di un vaporetto. C'è troppa promiscuità in uno spazio ristrettissimo tra veicoli lenti e mezzi di grandi dimensioni». Il problema del traffico nel Canal Grande ha superato il confine: «Per chi non ha visto Venezia», afferma la giornalista Constanze Reuscher del quotidiano Die Welt, «è difficile pensare che ci sia un simile traffico in acqua».

Intanto ieri l’assessore alla mobilità di Venezia Ugo Bergamo ha chiesto che i gondolieri si sottopongano volontariamente al test anti-droga e che lo stesso facciano anche tutte le altre categorie, come i tassisti, visto che per ora non esiste alcun obbligo di legge.

E sul caso del gondoliere risultato positivo al test degli stupefacenti ieri un post dello scrittore Roberto Saviano ha infiammato il web. «Un incidente inspiegabile, una distrazione impensabile, spesso il motivo è uno: cocaina», ha scritto l’autore di Gomorra. Centinaia di commenti anche molto duri: «Cazzata, è il vaporetto che gli è andato addosso. Strafatto o meno, ci poteva fare ben poco». O ancora: «Fai pubblicità al tuo libro» e «meglio dare la colpa solo al povero gondoliere, costa meno che mettersi a cercare una soluzione al problema del traffico».

Sul fronte delle indagini, salta fuori che il pontile del Magistrato alle acque, contro il quale è accaduto l’incidente in Canal Grande, non avrebbe avuto la necessaria concessione. «Quel pontile sporge troppo, tra l’altro in una tratto del Canal Grande non particolarmente largo e senza considerare che di fronte ci sono gli stazi di taxi e gondole, che occupano l’altro lato», dice l’assessore Bergamo. Agli uffici comunali - quelli degli Spazi acquei - risulta che non abbia ottenuto la concessione, naturalmente obbligatoria per tutti, anche per un istituzione dello Stato. L’assessore, nonostante il periodo feriale che dimezza le presenza anche negli uffici di Ca’ Farsetti, ha chiesto di raccogliere la documentazione che riguarda le concessioni di spazi in Canal grande per controllare e rivedere tutto. L’intenzione sembra quella di limitare le concessioni, addirittura di revocarle, soprattutto nei pressi delle fermate dell’Actv e in particolare nei luoghi «caldi» del traffico come Rialto, la Stazione ferroviaria e San Zaccaria in Bacino. Intanto il difensore del gondoliere Stefano Pizzaggia, l’avvocato Gabriele Annì, sta mettendo in cantiere le mosse per contrastare l’accusa di concorso in omicidio colposo dopo la risultanza del test antidroga.

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