«Turismo, serve più organizzazione: il Bellunese è fermo a vent’anni fa»

Il punto dello spagnolo Josep Ejarque, guida di Cortina Marketing: «Estate e inverno non bastano più. Dolomiti al top, ma con la loro bellezza vanno venduti pacchetti e servizi»

 

Francesco Dal Mas
Escursionisti estivi lungo il sentiero che porta al lago di Sorapis
Escursionisti estivi lungo il sentiero che porta al lago di Sorapis

 

Con il ponte del 2 giugno riapre l’estate. Ma perché Cortina già da un mese è piena di turisti, stranieri in larga maggioranza, e il resto della provincia no? Tutto e solo merito delle Olimpiadi? No, secondo Josep Ejarque, il guru del marketing turistico, a capo di Cortina Marketing. «Il Bellunese avrebbe tutte le carte in regole per lavorare bene, però continua a ragionare con la logica degli ultimi vent’anni», riflette a voce alta, «ma negli ultimi vent’anni il mondo è cambiato radicalmente anche in questo settore. Non puoi continuare a vendere il territorio, la bellezza. Il turista sceglie in base al prodotto che gli offri. E, al limite, tu puoi avere questo prodotto, però se non è ben organizzato…».

Il Bellunese non ha prodotto e, quindi, non lo può offrire organizzato? Spieghiamoci: è il problema, ad esempio, del trasporto pubblico?

«Sì, ma non solo. Intanto va fatta una premessa. Per l’estate osserviamo che stanno arrancando, anche in termini di prenotazioni, le stazioni alpine (non solo bellunesi) che hanno principalmente mercato italiano. I centri che coltivano il mercato internazionale stanno andando bene».

Come Cortina?

«Cortina in queste settimane ha ospitato americani, canadesi, coreani, giapponesi. Ma grazie ad una programmazione di anni. Non è solo l’effetto dei Giochi. Il turista italiano, si sa, è in sofferenza economica, ha voglia di fare vacanza, ma sceglie all’ultimo momento. E comunque accorcia la permanenza. Il problema, però, è ancora più complesso«.

Il turista straniero ha una maggiore disponibilità economica?

«Può essere, ma il vero problema è che la montagna continua a ragionare con la logica delle stagioni, cioè la stagione invernale, la stagione estiva. Ormai, però, non è più così. Cortina funziona perché riesce a lavorare otto-nove mesi all’anno. Con gli stranieri, appunto, perché gli italiani ti arrivano solo d’agosto. All’estero, come si sa, le vacanze sono dimezzate. Bene, per un’attività turistica di così lunga durata funzionano quelle località che hanno prodotto. E un prodotto strutturato e organizzato. E che hanno, ovviamente, un nome, un brand riconosciuto».

Non basta, insomma, vendere soltanto la bellezza del paesaggio?

«No. Le Dolomiti sono di una bellezza spettacolare, ma ormai non basta. Hai bisogno di avere il prodotto, il turista non compra più il luogo, vuole l’esperienza che farà in quel luogo e l’esperienza deve essere tematica. La bicicletta, ma anche tante altre opportunità sportive. I rifugi, le Alte Vie, le ferrate, di sicuro, ma anche particolari immersioni culturali. Lo stesso relax. E queste offerte devono essere accompagnate dai servizi».

Servizi che non abbiamo?

«Magari li abbiamo ma non sono strutturati, organizzati. Prendiamo il cicloturismo: abbiamo, oltre a chi ci affitta le biciclette, chi ci accompagna, le officine dove riparano, magari coordinate con le alberghi? Il trasporto pubblico è efficiente o lo è solo verso le Tre Cime di Lavaredo? E non è forse vero che il trasporto estivo si conclude con l’inizio delle scuole, mentre ormai la stagione continua fino ai primi di novembre. Mi trovi adesso in Francia, dalle parti di Nizza: qui ogni 10 chilometri trovi una colonnina fissa per le bici. Un servizio che intendiamo implementare anche a Cortina. Voglio significare che, se tu sei una bike destination, un outdoor destination devi disporre di tutti i servizi correlati».

La strutturazione come va garantita?

«Porto l’esempio di Cortina Marketing. Non è stato facile, ma siamo riusciti a creare un sistema di collaborazione fra l’amministrazione comunale, gli albergatori, gli impiantisti, mettendo al centro un progetto. Certo, devi prendere sul serio il turismo. Devi crederci».

C’è sinergia tra Cortina e il resto della provincia? Talvolta si ha l’impressione che i due mondi neppure si parlino.

«Non è vero. Da parte nostra la disponibilità è massima. Abbiamo trovato piena collaborazione anche da parte della Dmo, del suo apparato. Probabilmente in ambito politico vanno chiarite meglio le scelte».

Quali misure vanno prese contro l’overtourism?

«Contro che cosa? Siamo così sicuri che l’overtourism esiste per davvero? Lo si ha quando ipoteticamente avessi 5.000 abitanti e 5 000 posti letto, tutti occupati da turisti. Non accade. Alle Tre Cime di Lavaredo o al lago Sorapis abbiamo semmai l’overcrowding, cioè sovraffollamento, che è una cosa diversa. E come tale va affrontato. Ma è un fenomeno limitato nel tempo e nello spazio».

Va gestito con le prenotazioni?

«È un modello. Ma le tecniche di gestione possono cambiare da luogo a luogo».

Nei giorni scorsi Cortina Marketing è stata in Cina. Che cosa cercate? I cinesi ci sono già ai piedi delle Tofane.

«Ma ne abbiamo ancora pochi. Già da due anni stiamo lavorando sul mercato cinese per creare e per far conoscere Cortina come destinazione, ma tentando di sceglierci i turisti o i tour operator che ci interessano».

E quali sono?

«Fondamentalmente quelli di fascia alta. Perché il rischio altrimenti è che ti mandino i cinesi con i torpedoni. Risultati come questi, si tenga presente, non arrivano subito, ma dopo tre anni».

E il Bellunese è già in ritardo?

«Lo lascia intendere lei. Il post Olimpiadi a Cortina noi lo abbiamo pianificato per tempo ben prima dei Giochi. Ormai da quasi 40 anni faccio questo mestiere e non riesco ancora a capire perché un territorio come il Bellunese non riesca ad avere molto di più, se fosse più organizzato di quello che turisticamente è. Ormai bisogna pensare alla montagna come un’opportunità da cogliere turisticamente tutto l’anno. L’errore che si è fatto con le Olimpiadi è pensare che sarebbe accaduto tutto in automatico. Purtroppo non è così».

 

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