Tragedia sul Vajont, muore 25enne

ERTO E CASSO. Le sue tracce si erano perse venerdì notte a Pordenone, durante l’adunata nazionale degli alpini, il suo corpo senza vita è stato ritrovato ieri mattina nella forra del Vajont, ai piedi della diga. Una tragedia ancora con parecchie ombre quella che ha posto fine alla giovane vita di di M.M.C., 25 anni, di Danta di Cadore, che venerdì era partito per il raduno delle penne nere assieme ad altre 13 persone associate al gruppo alpini del Comune del Comelico, con il quale il ragazzo si era tesserato proprio quest’anno.
Il ragazzo, stando alla ricostruzione dei carabinieri, si sarebbe allontanato venerdì notte da Pordenone, senza informare gli altri componenti del gruppo. Nessuna traccia del 25enne anche ieri mattina. Nel frattempo, poco dopo le 8.30, l’addetto alle visite guidate e all’apertura del coronamento della diga del Vajont, a circa 60 chilometri di distanza, lanciava l’allarme ai carabinieri di Cimolais. Nell’abituale giro di ispezione, infatti, l’uomo aveva rinvenuto, a circa metà del coronamento, un orologio, un portafogli, uno zaino e vestiti, accuratamente piegati. Scatta l’allerta anche per gli uomini del Soccorso alpino della Valcellina, che raggiungono la diga assieme ai militari dell’Arma. Nonostante gli sforzi, dal coronamento della diga i soccorritori e i carabinieri non notano niente di anomalo. A quel punto si decide di scendere fino al ponte-tubo, che rispetto ai circa 260 metri della diga si trova a circa 120 metri dal fondo della forra. Da lì uno dei soccorritori nota una figura sulle pietre. Parte la richiesta di intervento all’eliambulanza del Suem di Pieve di Cadore, ma l’operazione è troppo complessa e pericolosa: l’elicottero non può intervenire. Si allerta il Soccorso alpino di Longarone, ma anche da valle il recupero risulta proibitivo. I soccorritori della Valcellina si calano quindi dal ponte-tubo, riuscendo solo dopo diverse ore a issare il corpo. Da lì, solo verso le 17, il trasferimento della salma alla camera mortuaria di Erto e Casso, per la prima ispezione cadaverica. Poi il trasferimento all’obitorio dell’ospedale di Pieve di Cadore.
Due, tuttavia, gli aspetti ancora poco chiari della drammatica vicenda. Se, infatti, tutto lascia intendere una tragedia della disperazione (il giovane avrebbe anche inviato dal proprio telefonino un messaggio di addio al fratello) dall’altra non è ancora chiaro come il giovane abbia raggiunto la diga del Vajont, in piena notte, anche se l’ipotesi più accreditata resta quella dell’autostop o di un passaggio reperito durante l’adunata. Al vaglio dei carabinieri anche il come il ragazzo sia riuscito ad accedere al coronamento della diga (non sono stati rinvenuti segni di effrazione sui cancelli), protetto da inferriate superabili solamente con azzardate acrobazie.
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