Terzo anno di fila con i conti in rosso Il Carenzoni spera nei fondi di confine

FELTRE. Una perdita di esercizio stimata a meno 134 mila 400 euro. Per il terzo anno consecutivo per l’istituto Carenzoni Monego che ha stilato il bilancio economico annuale di previsione relativo al 2022. Uno sbilancio che si riesce, come tutti gli anni, a “sterilizzare” secondo quanto prevede la normativa delle Ipab, per consentire la continuazione dell’attività a favore delle fasce deboli. Ma se non fosse per i ricavi che derivano dai soggetti in disagio abitativo/lavorativo con retta mensile fissata a 280 euro per 25 posti letto (su una potenzialità di 50), non si potrebbe far fronte nemmeno alle spese vive del complesso. Anzi, con i rincari di luce e gas, resta un’incognita anche su questo.
Questo si fa intendere dal Consiglio di amministrazione presieduto da Maria Teresa De Bortoli, che si è appoggiato al revisore dei conti per il consueto bilancio di attività. Una situazione che si ripete come da copione ogni anno e che non prelude a nulla di buono, sul futuro dell’ente di via Battisti, se non ci sarà un’azione concreta da parte degli amministratori comunali del distretto. Una delle ipotesi, la più accreditata e fattibile, si fa capire dal Cda, è quella di poter investire sul complesso del Carenzoni con i fondi comuni di confine.
«Prima di Natale abbiamo incontrato Paolo Perenzin che in Provincia ha la delega per i Fondi di confine», ricorda il vicepresidente Renato Beino. «L’assicurazione è stata quella che ne avrebbe parlato con i colleghi sindaci». Se solo ci fosse la volontà di investire, ma servirebbe almeno un milione di euro, il progetto sarebbe già approntato. La priorità sarebbe quella di portare tutti i servizi nelle singole camere, di adeguare la struttura alle norme antincendio per avere cinquanta alloggi tutti agibili. E resterebbero soldi anche per installare gli ascensori.
Resta poi in sospeso anche il progetto, già elaborato, per la ristrutturazione della palazzina dove c’è il Pavone. Una volta era un albergo, in disuso ormai da tanti decenni. Ma secondo il Cda che aveva sperato nell’interesse dell’Ater che ha poi indirizzato le proprie scelte altrove, fuori Comune, ci sarebbero tutte le premesse per riconvertire gli spazi già adibiti a struttura ricettiva in tanti piccoli appartamenti per giovani coppie o anziani che avrebbero il vantaggio di avere tutti i servizi sotto casa.
Come si evidenzia nel verbale sottoscritto dal presidente Maria Teresa De Bortoli e dagli esponenti del Cda, «il documento di programmazione rileva come le entrate derivanti dalla attività istituzionale si possono considerare consolidate da una pare, per l’impossibilità di incrementare il numero di alloggiati per mancata attuazione delle norme di prevenzioni incendi che ne limitano l’utilizzazione, e dall’altra, per l’applicazione di tariffe non incrementabili. La struttura, come più volte evidenziato, abbisognerebbe di interventi manutentivi e di adeguamenti normativi da renderla più funzionale e totalmente usufruibile. Le entrate ordinarie non danno margini per tali investimenti. Lo stesso vale per gli immobili concessi in locazione o dimessi. La mancata attuazione del programma degli investimenti avviata nel 2016 e tuttora sospesa per le negate autorizzazioni regionali hanno paralizzato la gestione amministrativa dell’ente. Come evidenziato già nei documenti di bilancio degli ultimi esercizi e del corrente, la mancata attuazione di piani di manutenzione del patrimonio in uso e la possibilità di dismettere quanto non più redditizio porta alla paralisi amministrativa».
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