Terre di Gaia, l’agricoltura fatta dai giovani

Nel cuore di Feltre l’azienda biologica ed ecosostenibile di Claudio Polesana e Debora Zanella
Di Francesca Valente

FELTRE. Tutto parte da lì, dalla terra nuda e fertile. Claudio Polesana e Debora Zanella vorrebbero farne un mestiere, anche se al momento stanno cercando di «sopravvivere con quello che la natura ci restituisce», come spiega il 34enne, perito informatico sulla carta, agricoltore biodinamico nel cuore. L'impresa è nata nel cuore di Feltre un anno e mezzo fa e si chiama “Terre di Gaia”, per sottolineare l'impronta biologica ed ecosostenibile del progetto. I settori operativi sono tre: agricoltura, zootecnia e cosmesi. «È una passione che ho da sempre ma che ho potuto coltivare solo nell'ultimo periodo, da quando la nostra famiglia ha ceduto la storica attività “Dimensione luce”», racconta Polesana, «prima lavoravo in ambito commerciale, ora vorrei fare l'agricoltore professionale».

La giovane coppia si sta specializzando in agricoltura biodinamica da almeno 5 anni. Tutto è partito dalla viticoltura: «Mio bisnonno Giovanni, detto “Nani”, aveva dei vigneti a Mugnai. Con mio padre è saltata una generazione perché lo sviluppo economico degli anni settanta lo ha indotto a prendere altre strade. Ora abbiamo un impianto di un ettaro a Frassené e sulla piana di Fonzaso, ne stiamo coltivando un altro ettaro e mezzo di fianco alla vigna del bisnonno, che non sono riuscito a ricomprare. Al momento coltiviamo Bianchetta, Pavana e Pajalonga, una specie rara a uvaggio rosso».

Questo è l'anno della prima vinificazione: «Ci siamo appoggiati a una cantina di Treviso che ci ha dato uno spazio in affitto, ma l'idea sarebbe quella di portare la filiera in provincia», prosegue il giovane coltivatore, «faremo presto alcuni investimenti per creare una cantina in una colonia». La previsione è di ricavarne 6.500 bottiglie, una quantità piccola, «di nicchia, pensata per un mercato locale. Vorremmo che questi vini piacessero prima di tutto ai feltrini, che dovrebbero essere orgogliosi di queste varietà autoctone. Ringrazio Giovanni Alberton, il nostro enologo, per avermi aiutato a partire. Gli devo molto».

Ovviamente solo trattamenti biologici a base di rame e zolfo secondo i principi biodinamici di base come il cornoletame e le fasi lunari. Raccolta rigorosamente a mano, tanto che si potrebbe parlare di “vino artigianale”. Niente a che vedere con la coltura intensiva di Prosecco. «Il principio da cui partiamo è che la pianta non deve fruttare per forza: la natura fa quel che può».

A questo si aggiunge «la pastorizia, la mia passione. Siamo custodi di sei pecore di Lamon», ora sette perché da poco è nata una nuova agnellina. «Con l'associazione “Fea de Lamon” vorremmo costruire una piccola filiera della lana». Si aggiunge la coltivazione di piante officinali in una casera di proprietà sul Grappa: «Stiamo lavorando per creare una linea di cosmetici a base di derivati della vite», anticipa Polesana, «verranno usate le vinacce della prossima vendemmia». In futuro si aggiungeranno i cereali, non quelli comuni ma varietà antiche, con cui fare pane e altri prodotti. Ma per il raccolto servono mezzi e soldi. Le idee no, quelle non mancano.

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