Tentato omicidio negati i domiciliari a Paso Ahmetovic

BELLUNO
Negati i domiciliari ad Ahmetovic. La Corte d’Appello di Venezia ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dal difensore di fiducia Erminio Mazzucco, anche sulla base dell’opposizione formulata dal collega della parte civile Claudia Bettiol. Paso Ahmetovic, il cittadino croato residente a Belluno, che è stato condannato in primo grado e in appello per tentato omicidio del consigliere comunale Bruno Longo, rimane detenuto a Treviso. Non è cambiata la misura cautelare, nemmeno con il braccialetto elettronico.
La difesa ha fatto un tentativo, ma la controparte ha fatto notare - via posta elettronica certificata - che non sono mancate altre minacce di morte durante le udienze e imputato e parte offesa abitano troppo vicino, per essere sicuri che non succeda niente. La moglie di Ahmetovic aveva dato un parere positivo e il domicilio poteva anche essere idoneo, ma almeno per adesso non se ne fa niente. Tentato omicidio era e tentato omicidio è rimasto, sia come mezzo che come azione, malgrado l’altro tentativo di far derubricare l’accoltellamento in lesioni aggravate.
Ahmetovic era stato condannato a sei anni e sei mesi in abbreviato e in appello è sceso a cinque anni e sei mesi. Ridotto anche il risarcimento danni: da 30 mila a 20 mila euro. Novanta giorni per le motivazioni, che sarebbero già scaduti da metà ottobre dello scorso anno; non essendo ancora disponibili, non è possibile fare ricorso in Cassazione. Lo scorso 4 aprile Ahmetovic avrebbe potuto uscire di prigione, ma nel frattempo non sono venute meno le esigenze cautelari.
Secondo la ricostruzione della polizia, il 19 aprile del 2018 il consigliere di “Belluno è di tutti” si trovava in via Vittorio Veneto a bordo di una Porsche che un amico gli aveva affidato per farla riparare, quando era stato accoltellato. Un fendente, dal quale Longo si era difeso con il braccio sinistro. Non l’avesse fatto, avrebbe rischiato di morire. Danneggiata anche l’auto, ma il proprietario non ha presentato querela per danneggiamento aggravato e non si è proceduto. Ahmetovic aveva minacciato anche gli agenti che stavano per arrestarlo. L’uomo gridava di volere i soldi di un orologio falso, che aveva pagato 250 euro e non funzionava. Longo ha sempre sostenuto di non avere debiti con il suo aggressore, perché glieli aveva già restituiti. L’altra tesi era quella del prestito da parte di un’altra persona, al quale Longo si sarebbe opposto, scatenando una reazione incontrollata e incontrollabile. Ahmetovic è stato dichiarato capace d’intendere e volere, ma con un disturbo antisociale e gli rimane la Cassazione. —
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi








