Sviluppo rurale «Cambiate i bandi»

La Provincia chiede alla Regione di rivedere i parametri che hanno escluso aziende montane dai benefici economici

BELLUNO. I bandi del Piano di sviluppo rurale penalizzano le aziende agricole bellunesi. Così la Provincia chiede alla Regione alcune modifiche a salvaguardia delle terre alte. A far rispolverare la ruggine tra Palazzo Piloni e la Regione sono ora i bandi pubblicati da Venezia sulle misure 4.1.1 e 10.1.4 del Piano di sviluppo rurale, «i cui criteri hanno creato» scrivono dalla Provincia «per le piccole aziende della montagna disparità e penalità di vario genere escludendole di fatto alla possibilità di accedere ai finanziamenti».

Nel bando con la misura 4.1.1 “Investimenti per migliorare le prestazioni e la sostenibilità globali dell'azienda – Bando montagna” sotto accusa sono le griglie di punteggio «che di fatto hanno danneggiato le aziende che non sono riuscite ad ottenere il punteggio minimo utile al finanziamento». Per risolvere le criticità Palazzo Piloni «propone di prevedere, per la tipologia di intervento “nuove costruzioni ad uso zootecnico” nel bando montagna, una priorità strategica (44 punti) o alta (30 punti) e salvaguardare, così, questi imprenditori nonché le produzioni locali e la coltivazione dei prati e dei pascoli di media ed alta quota. Inoltre è necessario prevedere l’assegnazione di un punteggio anche a chi conferisce ad una latteria non “Organizzazione di Produttori” o ad altra Cooperativa, premiando chi di fatto è associato, cioè chi si aggrega per migliorare l’offerta, i servizi, i costi». Così si permette una rimodulazione delle possibilità anche ad altri operatori che non siano le “favorite” Lattebusche o Latteria del Cansiglio.

Quanto al bando sulla misura 10.1.4 “Gestione sostenibile di prati, prati seminaturali, pastoli e prati-pascoli” «non tiene nella dovuta considerazione che la situazione dei terreni presenti a fascicolo aziendale delle aziende bellunesi, specialmente quelle localizzate in alta quota, contempla un elevatissimo frazionamento dei terreni, con la conseguente presenza di appezzamenti molto ridotti in termini di superficie e spesso non contigui. In queste realtà, l’applicazione del 10% della superficie mantenuta non sfalciata a livello di appezzamento diventa problematica o quasi impossibile. La Provincia chiede una modifica del range massimo di superficie aziendale da rilasciare, che dovrebbe passare da 2.000 a 10.000 mq».

La presidente Larese Filon auspica che le modifiche proposte vengano accolte dalla Regione «considerato lo sviluppo che il settore primario sta avendo» nel Bellunese sapendo «che le attività legate a cura e gestione dell’ambiente montano producono utilità anche alla pianura e certa che i Fondi Europei di supporto all’agricoltura abbiano lo scopo di valorizzare ciascun territorio, con la necessità di prevedere misure capaci di dare risposte alle specifiche realtà». Questo perchè il finanziamento pubblico possa realmente tradursi in un investimento moltiplicatore di sviluppo e di ricchezza».

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