Suicidio in carcere: nessuna colpa
VALBELLUNA. Direttrice del carcere e polizia penitenziaria non hanno responsabilità. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Belluno ha definitivamente archiviato l’inchiesta per omicidio colposo che la procura aveva aperto dopo il suicidio per impiccagione con la cintura dei pantaloni di G.C. il 7 maggio. La famiglia del 45enne residente in Valbelluna aveva presentato opposizione alla richiesta di archiviazione del pubblico ministero, per conto della figlia minore e, in prima battuta, il gip si era riservato. Avrebbe potuto disporre nuove indagini oppure ordinare al sostituto procuratore titolare del fascicolo di scrivere l’imputazione, ma evidentemente non c’era più nulla da indagare e l’eventuale accusa non starebbe in piedi.
L’uomo era stato arrestato e portato nella casa circondariale di Baldenich in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare. Il martedì precedente la sua compagna era arrivata al pronto soccorso dell’ospedale San Martino con il viso tumefatto per le botte ricevute a casa: era anche in condizioni preoccupanti. I medici avevano cominciato a medicarle le ferite, guaribili in una quarantina di giorni, prima di trasferirla in reparto per le cure e affidarla a uno psicologo. Automatica la segnalazione alla procura della Repubblica, che si è mossa in tempi rapidi per maltrattamenti.
Prima di essere portato in un’apposita cella della sezione nuovi giunti, il detenuto aveva sostenuto il previsto colloquio ed era stato sottoposto alla visita medica. Il dottore aveva ritenuto che fosse a basso rischio di suicidio.
In base a un ordine di servizio datato 2007, i reclusi con le sue caratteristiche possono portare in cella anche la cintura dei pantaloni. Risulta che, nel corso di un’ora, G.C. sia stato controllato tre volte dagli agenti della polizia penitenziaria, che l’avrebbero visto anche fumarsi una sigaretta. Verso le 23 sarà trovato appeso alle sbarre della finestra del bagno.
I soccorritori sono arrivati subito, ma le manovre di rianimazione non sono bastate.
Sul suo corpo saranno rinvenute lesioni a mani e gambe, ma che risalivano a tempo prima.
Secondo la procura il gesto estremo non era prevedibile, di conseguenza non ci sono responsabilità di terzi.
La famiglia avrebbe voluto almeno nuove indagini, ma per il giudice per le indagini preliminari è stato fatto tutto quello che c’era da fare. Archiviato tutto, anche i maltrattamenti.
Gigi Sosso
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