Suicidi in aumento? No, tendono a diminuire
Non esiste un'«emergenza adolescenti»: lo dicono i dati degli ultimi 12 anni
BELLUNO. I suicidi non sono in aumento. Lo dicono i dati, statistica triste ma pur necessaria per ragionare su un problema che, in ogni caso, resta grave. In particolare, non sono in aumento i suicidi di adolescenti. Semmai, dal 1995 al 2006, c’è una tendenza al calo. Almeno questo è un dato confortante: scuole, famiglie e strutture sociosanitarie qualcosa di utile hanno pur fatto negli ultimi 10 anni. Beninteso, la percentuale di suicidi rispetto alla popolazione resta tra le più alte d’Italia: 14-15 suicidi ogni centomila abitanti. Tuttavia i numeri assoluti restano piccoli. Sarà per questo che bastano pochi suicidi in più per alzare le percentuali. Ma dal 1995 ad oggi il numero dei suicidi è rimasto più o meno quello. Nel 1995 erano stati 37, nel 2006 sono stati 30. In altri anni, come nel 1996 o nel 2004, erano stati di meno. Nel 1997, 1999 e 2000, al contrario erano stati di più. La media dal 1995 (12 anni) è di 33 all’anno. Negli ultimi cinque, dunque, il numero è risultato sempre inferiore alla media. Segno che, per fortuna, c’è una tendenza al calo. La stessa considerazione va fatta per i tentativi di suicidio.
Erano stati 38 nel 1995, sono stati 24 nel 2006. In media, 32 all’anno. Ci sono stati due picchi (nel 1996 e nel 2001) con rispettivamente 40 e 50 tentati suicidi. Ma dal 2002 i tentativi di suicidio sono stati sempre sotto i 30 (con l’eccezione del 2005: 35). Dunque, anche qui, tendenza al calo. Eppure, c’è una percezione diversa. Un allarme tra la gente, convinta che in provincia di Belluno la questione suicidi, in particolare adolescenziali, sia ormai un’emergenza. Dati reali e percezioni però non coincidono. A creare questa percezione sono stati forse alcuni episodi recenti che hanno suscitato molta impressione. Un ragazzo che si è gettato dal ponte degli Alpini, una ragazza che si è uccisa a San Vito di Cadore. Non è però esatto quanto aveva sostenuto don Mazzi, all’istituto Renier il 26 ottobre 2006. Aveva detto: «Dal 1995 i suicidi adolescenziali sono aumentati in Italia di 10 volte. Forse nelle vostre zone il problema è un poco più accentuato a causa del carattere più introverso della gente che porta a scarsa comunicazione». Ma non è vero. Il numero dei suicidi adolescenziali a Belluno è stabile dal 1995 (uno-due casi all’anno, nessuno per quattro anni: già due casi rappresentano un’eccezione: ma certo, è un raddoppio in percentuale). Se fosse vero che i suicidi adolescenziali sono aumentati in Italia di 10 volte dal 1995, vorrebbe dire che Belluno in realtà va in controtendenza.
Cioè che i suicidi di ragazzi sono in fortissimo calo rispetto a quanti dovremmo attendercene. Secondo una stima dell’Unicef, fino a 11 anni ci si attende 1 suicidio ogni milione di abitanti. Da 12 a 18 la stima è di 1 suicidio ogni 100.000. Da 18 a 24 anni la stima sale a 10 suicidi ogni 100.000. Dunque, Belluno in questa fascia d’età è più o meno in linea. Il numero dei suicidi si alza invece nelle fasce più alte di età. Persone anziane, sole e malate. Dai dati dei carabinieri di Belluno relativi al 2006, risulta che su un totale di 27 suicidi rilevati dall’Arma (22 uomini e 5 donne), ben 20 erano dovuti a motivi depressivi, gli altri a motivi sconosciuti. Su 18 tentati suicidi (12 uomini e 6 donne) 11 erano dovuti a depressione. Non è indicato a cosa si deve la depressione. Siamo comunque una provincia a rischio. In rapporto alla popolazione, il dato è alto (14-15 per centomila). Il problema non è però riferibile ai ragazzi, ma all’età adulta e agli anziani. Poiché l’indice di invecchiamento in provincia di Belluno è tra i più alti d’Italia, anche il tasso di suicidi potrebbe essere correlato al numero degli anziani.
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