«Stufi di chi è strafottente»

Galan contro Durnwalder: «Fomenta la secessione»
CORTINA.
Il governatore del Veneto, Giancarlo Galan, chiama in causa i carabinieri. Avvertendoli: la secessione, ovviamente condannabile, non è comunque un reato da perseguire. I carabinieri fanno un sobbalzo. Loro non hanno compiuto alcun atto contro i ladini dell’“Union d’Anpezo”; non hanno acquisito documentazione, non han aperto inchiesta. Quindi i promotori del referendum del 28 ottobre non debbono sentirsi perseguitati.


Il primo a tirare un sospiro di sollievo è proprio Galan. Che, dopo esserla presa con notizie infondate, rilancia la battaglia sul piano politico. Per ribadire all’amico di pesca Luis Durnwalder che da oggi al 28 ottobre non faccia un atto benché minimo a favore della secessione. Il presidente del Veneto, infatti, è convinto che sia stata la Provincia di Bolzano ad istigare i ladini di Cortina, Colle Santa Lucia e Livinallongo a farsi mandare il materiale di propaganda sull’Alto Adige. Non importa se Bolzano dice l’esatto contrario. Galan, che si appella alla legalità, per far desistere il pressing sudtirolese su Cortina e quello più generale per modificare i confini del Veneto, afferma chiaro e tondo che «la follia rappresentata dal fenomeno del secessionismo portato avanti in alcuni Comuni del Veneto» non rientra in un qualche specifico reato. Questa deriva va affrontata sul piano politico.


«Il secessionismo e chi lo fomenta appartiene, caso mai, alla categoria dei reati politici, culturali, storici», puntualizza il governatore «ed è quindi materia che deve restare estranea a quanto può interessare le forze dell’ordine». Galan lo sostiene in vista del clima che potrebbe maturare sempre più rovente nelle prossime settimane, in vista del referendum. «La Regione del Veneto conosce e difende quella parte della Costituzione in cui si dichiara il pieno diritto alla libertà di manifestazione del pensiero. E questo anche nel caso di pensierini fragili, deboli, confusi. Il problema per noi è di batterci politicamente contro chi (per esempio contro chi si trova ai vertici della Provincia di Bolzano) agisce e parla contro il vincolo solidaristico, cercando di annettersi parti del nostro territorio con l’offrire vantaggi e privilegi che rappresentano un’ingiustizia su cui ci confronteremo in ogni sede, sia nazionale che internazionale».


Dopo le esternazioni, rivolte non solo contro Durnwalder, il governatore veneto mette a fuoco il bersaglio. Dellai e Trento si salvano, il patto di cooperazione col Veneto li salva. Bolzano, invece, accresce ogni giorno il suo demerito, anche perché non aderisce alle iniziative che Regione e Governo prendono, con i vari fondi. «Noi siamo stufi di essere costretti a subire la strafottenza di chi non rispetta il principio di uguaglianza fra cittadini della stessa nazione; noi non accettiamo l’ingiusto principio secondo il quale chi ha di meno, cioè il Veneto, deve dare di più, che nel caso in questione significa dare di più alla Provincia di Bolzano».

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