Strada abusiva sul ghiaione dell’Antelao

Il sopralluogo della Forestale ha mandato a processo caporegola, progettista e legale rappresentante dell’impresa
Di Gigi Sosso

SAN VITO. Una strada sul ghiaione. Doveva servire solo a fare i lavori di sghiaiamento di un canalone sull’Antelao, ma il progetto autorizzato prevedeva di arrivare fino a un certo punto, mentre qui si è andati oltre. La Forestale e, di conseguenza, la procura della Repubblica parlano di abuso edilizio e hanno portato in tribunale il caporegola di Vallesella, Resinego e Serdes, Amedeo De Sandre, il progettista Francesco Menegus e Renzo De Pra, come legale rappresentante della Fratelli De Pra, l’impresa che ha realizzato questa bretella. I due imputati De Sandre e De Pra ribattono che si è trattato soltanto di un errore di valutazione, al quale si è subito rimediato con il ripristino dei luoghi. Non era in aula Menegus e questo ha obbligato il giudice Cittolin a rinviare il processo al 12 dicembre. I loro difensori sono Zaglio e Favero.

La zona si trova sulla sinistra orografica del torrente Boite ed è interessata da un dissesto idrogeologico che il 5 agosto 2015 ha provocato la frana che ha ucciso i turisti tedeschi Dirk Boerner e Christiane Sonnemann e il ceko Zdenek Balvin.

I fatti di tre anni fa non sono collegati a questo fenomeno, ma servono per rendere l’idea dell’ambientazione del processo, sotto il rifugio San Marco. Il progetto della stradina era stato approvato il 27 settembre 2011 e il presunto abuso edilizio è dell’ottobre dell’anno dopo. Chi l’aveva scoperto? Qualcuno che alla progettazione aveva contribuito e quel giorno passava di là per caso. Parole sue dette al pubblico ministero Pesco, che l’ha sentito ieri mattina. L’uomo ha segnalato l’anomalia, allarmando il progettista e provocando un veloce intervento da parte dell’impresa, per eliminare quella cinquantina di metri sovrabbondanti e rilevati anche dal successivo sopralluogo dell’ispettore della Forestale di Cortina: quella strada non era stata approvata dal Comune di San Vito di Cadore, che è parte offesa insieme a Regione, Provincia e Sovrintendenza ai Beni ambientali.

Menegus ha avvertito Renzo De Pra e quest’ultimo ha spiegato di aver mobilitato l’escavatorista, che si è preoccupato di rimettere a posto le cose, nel giro di poco tempo. De Sandre, come committente dei lavori, ha spiegato di non essere nemmeno stato a conoscenza della bretella, insomma entrambi hanno proclamato la loro innocenza. Le responsabilità vanno ricercate altrove e, se ci sono, si chiamano semplice errore di valutazione e non certo abuso edilizio. Mancava Menegus, che sarà sentito a dicembre. Il giudice non aveva alternative al rinvio e l’ha disposto a breve.Seguiranno discussione e sentenza.

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