Stefani: «Sul Vajont e sul Vanoi ascolteremo la voce del territorio»

Il presidente veneto è chiaro: «Continuiamo sulla linea tracciata dal passato Consiglio regionale»

Francesco Dal Mas
Una veduta della diga del Vajont
Una veduta della diga del Vajont

Le acque del Vajont sono sacre? E quindi non si possono sfruttare? «Direi di sì», risponde, senza esitare, il presidente della Regione, Alberto Stefani, che per la prima volta si pronuncia sulla delicata vicenda della centralina per la produzione di energia, la cui autorizzazione è stata richiesta dalla società Welly Red alla Regione Friuli Venezia Giulia. Ma sulla quale deve pronunciarsi anche la Regione Veneto, come chiede il territorio. E Stefani aggiunge, infatti, che il territorio dovrà dire la sua. E che la presidenza della Regione lo ascolterà, tramite la mediazione dei consiglieri regionali.

Abbiamo incontrato Stefani all’inaugurazione dell’antica Fiera di San Gregorio a Valdobbiadene e gli abbiamo chiesto se quello della Regione Veneto resterà un no per la diga sul Vanoi e lo sarà anche per l’ipotizzato impianto sul Vajont. Il presidente è stato immediato e chiaro nella risposta: «Credo che un presidente debba ascoltare la voce del territorio», ci ha detto testualmente. Nel caso della diga da 20 milioni di metri cubi, e dal costo di circa 200 milioni, quella appunto del Vanoi, al confine tra le province di Trento e Belluno, il territorio ha condiviso un no rotondo, delle comunità locali, dei comitati e delle istituzioni; quello definitivo spetta al Consorzio Brenta, il cui vertice dovrebbe insediarsi verso metà mese.

Per quanto riguarda lo sfruttamento delle acque del Vajont, la parte preponderante dell’opinione pubblica è orientata verso il no. Una componente di amministratori e operatori è disponibile a immaginare un utilizzo di quelle acque esclusivamente a condizione che avvenga da parte del Comune, magari per utilizzare gli utili nella gestione e nella manutenzione del Cimitero monumentale di Fortogna. Si sa, però, che anche la Regione Veneto dovrà comunque pronunciarsi sulla proposta della centralina depositata presso la Commissione “Via” del Friuli Venezia Giulia. Il parere tecnico dovrà essere accompagnato da quello politico.

«Io credo che un presidente debba ascoltare la voce del territorio e la voce del territorio in Consiglio regionale», chiarisce il presidente Stefani, «arriva anche tramite la mediazione dei consigli regionali come avvenuta nella scorsa legislatura e quindi continueremo nella nostra posizione».

Il presidente fa riferimento alla vicenda del Vanoi, ma non è molto dissimile quella del Vajont. In questo caso, ad esempio, il consigliere regionale Alessandro Del Bianco, bellunese del Pd, ha già fatto conoscere il suo pensiero, di contrarietà. Nel caso del Vanoi, ricorda ancora il presidente Stefani «noi abbiamo continuato su questa linea (quella del no alla diga, come avevamo esplicitato nella domanda, ndr) sulla base anche di atti d’indirizzo che sono avvenuti durante lo scorso Consiglio regionale». Quindi, «continueremo a interloquire con i nostri consiglieri regionali»: evidentemente per il Vanoi ma anche per il Vajont.

Sull’argomento interviene anche l’ex assessore regionale Federico Caner, oggi a capo di Veneto Agricoltura: «Queste sono decisioni di carattere regionale, ma mi pare che all’epoca fosse già stato chiarito in maniera lampante che si dovevano sentire i pareri tecnici, gli ingegneri e quant’altro.

Così per la diga del Vanoi. Anche per il Vajont, mi pare, siamo di fronte a una situazione di questo tipo. E si disse allora che non ci sarebbe stata nessuna presa di posizione della Regione a favore se non ci fosse stato parere tecnico e accordo a livello locale». Dunque anche Caner solleva il tema della condivisione in ambito locale. Condivisione che non ci sarà per la centralina del Vajont, stando almeno alle premesse. 

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