Sospesa la caccia al cinghiale molti i danni in Valbelluna

belluno
La caccia al cinghiale rimane sospesa. E lo sarà almeno fino al 3 aprile. Nonostante le numerose richieste giunte agli uffici di Palazzo Piloni da parte del mondo agricolo, la Provincia ha deciso di non agire in deroga. Pertanto, il piano di eradicazione dell’ungulato è sospeso.
«Siamo in attesa di capire cosa succederà dopo, con il prossimo decreto del presidente del consiglio dei ministri», spiega il consigliere provinciale Franco De Bon. «In questo momento, però, il controllo del cinghiale è sospeso in tutta la regione e non possiamo permetterci di derogare alcune persone dalle restrizioni. Stiamo tutti a casa e riprenderemo la normale attività più avanti. Capisco le necessità del mondo agricolo, ma in questo momento non possiamo fare diversamente. Il piano di controllo è stato chiuso subito, non appena è uscito il primo Dpcm, che non precludeva in maniera tassativa questa attività. È stata messa in campo un’azione di precauzione necessaria e non vorremmo vanificare gli sforzi fatti finora da tutti i cittadini, dalle aziende, e dal mondo produttivo».
Gli agricoltori e le associazioni di categoria lamentano in queste settimane danni enormi ai prati e ai campi, soprattutto in Valbelluna, nella zona tra Belluno e Lentiai e a Castron (ex comune di Mel). I cinghiali, a quanto pare, hanno arato vaste porzioni di terreno, mettendo a serio rischio non solo i terreni a pascolo ma anche la fioritura dei narcisi di Pian Coltura e monte Garda, che potrebbe essere compromessa per anni. I danni sono limitati ad alcune zone, ma sono più accentuati e ben più visibili rispetto al recente passato, in particolare nella pedemontana.
«Il problema esiste ed è notevole, come è stato più volte ribadito all’interno del Tavolo Verde. E proprio per questo motivo è stato predisposto un piano di eradicazione del cinghiale, con la collaborazione sempre più stretta tra agricoltura e mondo venatorio», continua il consigliere provinciale De Bon. «Fortunatamente in questo momento i danni sono limitati, perché la stagione è ancora indietro e le semine avranno luogo solo da qui alle prossime settimane. Non appena ci saranno novità sulle restrizioni dopo il 3 aprile, potremmo decidere se riaprire il prelievo oppure no, in intesa con tutte le riserve e anche con il resto del Veneto, in modo da agire con un’azione sinergica».
«Non posso che ringraziare gli operatori», conclude De Bon, «che a seguito degli incontri organizzati con gli agricoltori, con le riserve di caccia e con i Comuni hanno aumentato le uscite e quindi anche i prelievi». —
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi








