Consigliera di parità a rischio soppressione: Cgil, Cisl e Uil chiedono l’intervento delle istituzioni
La figura di garanzia territoriale sarà sostituita da un organismo centrale con sede a Roma. Le segretarie Casanova, Bridda e Barbieri: «Il timore è che tutto il lavoro svolto finora per i diritti venga vanificato»

Cgil Belluno, Cisl Belluno Treviso e Uil Veneto Belluno esprimono forte preoccupazione per la soppressione delle Consigliere di parità regionali e territoriali e il trasferimento delle loro competenze a un nuovo organismo centrale con sede a Roma, come previsto dal decreto legislativo a firma della Presidente del Consiglio e della Ministra per la famiglia, la natalità e pari opportunità, depositato alla vigilia dell’8 marzo nel recepimento della direttiva europea.Ed è per questo che chiedono la mobilitazione di tutte le istituzioni.
I rischi concreti, per le organizzazioni sindacali bellunesi, sono molteplici: un inaccettabile indebolimento di un presidio fondamentale per la tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori nei luoghi di lavoro e un arretramento sul fronte delle politiche di contrasto alle discriminazioni di genere e della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori vittime di molestie, violenze o trattamenti discriminatori.
La consigliera di parità ha infatti rappresentato negli anni un punto di riferimento importante e di prossimità sul territorio, offrendo ascolto, orientamento e strumenti concreti di tutela a chi si trova ad affrontare situazioni di ingiustizia o disuguaglianza nel lavoro.
Nel Bellunese, inoltre, il lavoro svolto in questi anni ha contribuito a costruire una rete di collaborazione tra istituzioni, parti sociali e imprese, favorendo la diffusione di buone pratiche per la prevenzione delle discriminazioni e la promozione delle pari opportunità. Attraverso progetti, protocolli d’intesa, attività di formazione e iniziative di sensibilizzazione, è stato possibile rafforzare il welfare territoriale e aziendale e promuovere politiche di conciliazione tra vita e lavoro.
Per Cgil, Cisl e Uil la presenza di una figura di riferimento sul territorio assume un valore ancora più rilevante in una realtà come quella bellunese, dove la prossimità delle istituzioni rappresenta una condizione essenziale per garantire l’effettivo esercizio dei diritti. Le tre organizzazioni sindacali chiedono quindi che il Governo riveda il provvedimento, salvaguardando e rafforzando il ruolo delle Consigliere di parità e assicurando una presenza stabile e adeguatamente sostenuta anche a livello locale.
«Con il decreto del governo che toglie, nel recepimento della direttiva europea, l’obbligo di avere in provincia una figura fondamentale come la Consigliera di parità», afferma Denise Casanova, segretaria generale della Cgil Belluno, «assistiamo con sconcerto a un ulteriore arretramento nei diritti delle lavoratrici. La Consigliera in questi anni è stata punto di riferimento in provincia per tutte le lavoratrici e i lavoratori vittime di violenza, molestie e mobbing nei luoghi di lavoro, ma anche per riuscire a far riconoscere il diritto al part time o contrastare discriminazioni. La collaborazione con la Consigliera ha consentito di risolvere molti casi di discriminazione e di promuovere protocolli d’intesa con tutte le parti sociali per diffondere buone pratiche di contrasto alla violenza e alle molestie nei luoghi di lavoro, di mettere in campo misure di prevenzione e progetti legati al welfare e alla parità».
«La Consigliera di parità nel territorio bellunese svolge una funzione importante nel sistema di tutela dei diritti nel lavoro e rappresenta un presidio di prossimità che consente alle lavoratrici e ai lavoratori che subiscono discriminazioni di genere di trovare ascolto, orientamento e strumenti concreti di tutela», dichiara la segretaria della Cisl Belluno Treviso Roberta Barbieri. «In un contesto come quello italiano, e ancor di più in un territorio come quello bellunese», prosegue Barbieri, «dove i divari di genere nel mercato del lavoro restano significativi, sia in termini di partecipazione che di retribuzioni e opportunità di carriera, è essenziale che gli strumenti di contrasto alle discriminazioni siano effettivi, accessibili e ben radicati sul territorio.
«Il possibile ridimensionamento delle Consigliere di parità e della loro presenza nei territori rischia di indebolire uno strumento che negli anni si è dimostrato fondamentale per la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori», aggiunge Sonia Bridda, segretaria Uil Veneto Belluno. «Nei territori montani come il Bellunese, dove le distanze sono maggiori e i servizi spesso più rarefatti, la presenza di una figura di riferimento locale non è un dettaglio organizzativo ma un presidio concreto di diritti. Depotenziare questo servizio significa rendere più difficile intercettare situazioni di discriminazione e sostenere chi lavora e vive in queste aree».
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