Soccorsi in pista, tagliati i poliziotti
CORTINA. Sap e Siulp sul piede di guerra, ovviamente coalizzati. La proposta del ministero dell'Interno di ridimensionare il servizio di sicurezza in montagna durante il periodo invernale non è piaciuta proprio alle organizzazioni sindacali che, in attesa del tavolo di confronto convocato per domani a Roma negli uffici del dipartimento della Polizia di Stato, alzano la voce. Lo fanno ognuno dal proprio versante. Ma con argomentazioni identiche.
«Il ministero intende dimezzare il numero di poliziotti in servizio sulle piste: in queste condizioni garantire sicurezza e soccorso in montagna diventa una specie di utopia».
I numeri elencati dalle organizzazioni sindacali sono impietosi.
Stando alle direttive di Roma, il numero di operatori sul fronte nazionale dovrebbe passare da 228 a 140 con ricadute territoriali devastanti. E' il caso dell'area dolomitica bellunese dove le riduzioni previste sono queste: Cortina passerebbe da 9 a 3 operatori, Arabba da 7 a 3, Falcade da 4 a 3, Falzarego e Sappada da 3 a 2. Rimane invariata Palafavera, che 2 operatori aveva e 2 avrà.
«Lo scorso anno i comprensori sciistici citati hanno fatto registrare undici milioni di passaggi e gli operatori di polizia impegnati lungo le piste, 27 in tutto, sono intervenuti 543 volte prestando soccorso specifico in 1586 casi, la maggior parte dei quali generati da collisioni tra sciatori. Confrontando questi numeri con le attuali disposizioni c'è da rimanere senza parole», scrive in una nota il Sap. Nell'intricata vicenda spunta anche un elemento paradossale: durante la scorsa estate, alla luce dei numeri elencati, il Sap aveva richiesto a gran voce una integrazione di personale, soprattutto nelle stazioni di Arabba e Palafavera. Risultato? Da 27 operatori dello scorso anno, il comparto destinato alla sicurezza piste nei sei comprensori bellunesi passa a 15 unità complessive.
«Disposizione inaccettabile», tuona il Sap. Stesso concetto del Siulp, che rincara la dose: «In questa vicenda emerge una questione di operatività e sicurezza che sembra voler essere completamente ignorata nell'annunciata rivisitazione delle attività di sicurezza e soccorso in montagna», dice il segretario generale provinciale Oscar Arboit, «due operatori assegnati ad un singolo comprensorio sciistico vengono esposti a problemi nella gestione sia per le attività di soccorso e sia per quanto attiene alla sicurezza. Sia chiaro fin d'ora che, sul piano di accordi a livello decentrato, il Siulp eserciterà tutte le proprie prerogative al fine di garantire la sicurezza delle unità operative. Saremo determinati nel chiedere la garanzia del riposo settimanale e delle altre forme d'assenza previste che non potranno non comprendere le giornate festive anche infrasettimanali».
Ma l'analisi impietosa di Arboit prosegue: «Se a Cortina, come ad Arabba, erano destinate fino all'anno scorso rispettivamente 9 e 7 unità, sarà mai possibile che da quest'anno sui medesimi comprensori bastino tre operatori? La realtà dei fatti è che si vuole, ancora una volta, fare le nozze con i fichi secchi; e tutto a scapito degli operatori di Polizia. A dirlo non siamo noi, ma i numeri».
Numeri che, oltre a quelli elencati in precedenza, dicono che lo scorso anno a Cortina ci sono state 676 operazioni di soccorso, 68 delle quali conseguenza diretta di collisione tra sciatori lungo le piste. Situazione più complessa a Falcade dove le collisioni tra sciatori (394) sono state superiori agli interventi di soccorso generico effettuati (254).
«In vista dell'imminente avvio della stagione sciistica sarebbe devastante l'applicazione di questo assurdo dispositivo», conclude Arboit.
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi








