Si cercano in Africa i figli di Bernard

La salma dell’ivoriano è ancora nell’obitorio del San Martino a un mese dall’incidente, i congiunti devono essere risarciti
Di Gigi Sosso

BELLUNO. Bernard non è ancora tornato a casa. La Costa d’Avorio lo aspetta da quasi un mese: il suo paese è Diabo, in una valle che si chiama Bandama e lì ci sono due dei tre figli. Il corpo è in un frigorifero dell’obitorio dell’ospedale San Martino dal 4 ottobre, giorno dell’incidente a Sagrogna, sulla provinciale 1 della Sinistra Piave. La procura della Repubblica aveva disposto solo l’ispezione cadaverica sul 60enne, che viaggiava sulla poltrona del passeggero della Fiat Fiorino guidata dal bellunese Tiziano Dal Farra e centrata da un’Alfa Romeo 75 con a bordo il 42enne sandonatese F.C, che è indagato per omicidio colposo, e la 26enne jesolana E.S.

I rilievi dei carabinieri di Beluno hanno stabilito la responsabilità del conducente dell’Alfa, che ha invaso la corsia opposta a quella di marcia per ragioni che non sono state ancora rese note, certo la strada era bagnata per la pioggia. I figli di Yao Bernard Della hanno diritto a un risarcimento danni, che in un paese africano potrebbe anche cambiare la loro vita. Ma non è così semplice trovarli, nemmeno per la procura. Il Consolato della Costa d’Avorio è a Padova e il console Donatino Fantin ha promesso d’interessare l’ambasciata, che invece ha sede a Roma. Questione di giorni.

Dal Farra una mano può darla. È rimasto ferito nell’incidente: lamenta quattro costole e un piede rotti per una prognosi sui 45 giorni: «Sto meglio fisicamente, ma è come se avessi perso un fratello. Ero molto legato a Bernard, che era una persona di una bontà e una rettitudine esemplari. Un santo, per quello che lo conoscevo, con il quale stavo facendo dei progetti importanti, sia in Italia che in Africa. Sono in contatto con il figlio più grande, che ha sui 24 anni ed è studente all’università di Bouaka. Si chiama Romain Assiemin, a parte questo Bernard avrebbe una famiglia allargata, per cui davvero non è facile rintracciare i congiunti».

Il dolore per la perdita di una persona tanto cara è appesantito dal fatto che non è ancora stato possibile celebrare i funerali, con il rito africano. Il via libera della procura della Repubblica è stato quasi immediato, ma un componente della famiglia non è ancora approdato a Tricesimo, il paese della provincia di Udine nel quale Bernard viveva: «Sarebbe in arrivo un cugino», riprende Dal Farra, «grazie a lui la salma potrà rientrare. Dovrebbe essere scampato anche qualsiasi pericolo legato alle elezioni presidenziali, che hanno visto la conferma di Ouattara. In caso contrario, forse ci sarebbero stati dei problemi, sul piano della sicurezza».

I soldi per il rimpatrio sono già stati raccolti. È stata organizzata una colletta, all’interno della comunità ivoriana in Friuli, ma non solo: «L’impresa di pompe funebri è stata molto preziosa, da questo punto di vista, per cui è tutto a posto. Bisogna solo aspettare il parente, poi finalmente si potrà provvedere. Siamo tutti molto tristi, perché era una grande persona. Colta e sempre disponibile ad aiutare chi ne avesse bisogno».

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