Serman, dal prefetto per un aiuto

PIEVE D’ALPAGO. Dal prefetto per chiedere un aiuto a risolvere una situazione del tutto anomala e straordinaria per la realtà bellunese.
Ieri mattina i segretari di Cgil, Ludovico Bellini e Fiom, Luca Zuccolotto sono stati ricevuti dal prefetto di Belluno Maria Laura Simonetti a cui hanno esposto il problema della Serman Energy di Pieve d’Alpago, che due settimane fa ha portato i libri contabili in tribunale per chiedere il fallimento. A rischio 43 posti di lavoro. Sotto il portico del palazzo dei Rettori ieri mattina c’era anche un gruppetto di dipendenti tra l’arrabbiato e il disilluso per quanto sta capitando.
Una situazione che si sono trovati tra capo e collo nel giro di una settimana e che ora rischia di mettere in serio pericolo il loro futuro non solo lavorativo ma anche economico. Infatti, da marzo nessuno di loro percepisce lo stipendio e molti si sono già rivolti al sindacato per chiedere un aiuto a sbarcare il lunario. «La consegna dei libri contabili in tribunale impedisce di fatto qualsiasi dialogo per ottenere gli ammortizzatori sociali per i lavoratori, ufficialmente in ferie e con nessuna possibilità di ricevere nemmeno la mobilità», hanno precisato al termine dell’incontro Bellini e Zuccolotto. «Abbiamo quindi chiesto al prefetto di attivarsi per cercare delle vie per trovare risorse all’Inps da distribuire ai lavoratori in attesa della soluzione della vicenda».
Mercoledì prossimo, intanto, il tribunale di Belluno dovrebbe nominare il curatore fallimentare con cui poi i sindacati dovranno confrontarsi per trovare una soluzione alla vicenda. «L’azienda che produce centraline elettriche, settore importante e con un mercato ben preciso e a quanto ci dicono florido, si è trovata ad assumere più ordini di quanto ne potesse sostenere dovendo così ricorrere a consulenti tanto che poi alla fine si è trovata con costi di produzione maggiori alle entrate, arrivando così a questa situazione», precisano Bellini e Zuccolotto.
Che ci fossero seri problemi per l’azienda i lavoratori non si erano accorti, almeno fino a quando non è più arrivato lo stipendio. «Non avevamo avuto alcun sentore della crisi della Serman», precisano Dario, Alessio e Gino. «Noi pensavamo soltanto a lavorare, a fare il nostro dovere. Poi a gennaio i titolari hanno iniziato a mettere in ferie alcuni di noi. Ma, forse un po’ ingenuamente, non ci abbiamo dato molto peso. Finché ad aprile non abbiamo più visto lo stipendio. Abbiamo chiesto spiegazioni e ci hanno detto che non c’erano più i soldi per pagarci. E allora abbiamo capito, anche se ci era stato promesso che avremmo potuto usufruire degli ammortizzatori sociali. E così abbiamo atteso, ma le promesse sono state disattese. E ci siamo trovati nel giro di una settimana senza un lavoro e senza alcuna indennità».
L’azienda non ha pensato a confrontarsi con i sindacati «e così senza pensare alle conseguenze ha dichiarato il fallimento mettendo però a rischio i suoi lavoratori. E questo non possiamo permetterlo», concludono i sindacati.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi








