Sempre meno neve sulla Marmolada e adesso c’è un’alga sul suo ghiacciaio

L’esperto Secchieri: «Una volta a maggio avevamo il picco» Salton: «Trovato lo stesso organismo che c’è in Svizzera»

Francesco Dal Mas / Belluno

Siamo nel pieno della primavera, ma per i ghiacciai è ancora il tempo del letargo che dovrebbe terminare con la fine degli apporti nevosi della stagione accumulo.

«Una volta», ricorda Franco Secchieri, glaciologo polesano, che conosce la Marmolada e gli altri ghiacci delle Dolomiti come le proprie tasche, «veniva indicato il mese di maggio come il periodo in cui si raggiungeva la massima altezza del manto nevoso invernale».

Oggi? Appena 160 centimetri di neve sulla Marmolada, quando pochi anni fa si arrivava, di questi tempi, anche ai 6-7 metri.

«Sono risalito l’altro ieri al mio rifugio al Pian dei Fiacconi», racconta Guido Salton, che da anni conduce questo “nido d’aquila”, «e ho misurato l’altezza della neve: un metro e 60 centimetri. Il 3 aprile, quando ho lasciato momentaneamente il rifugio, era alta due metri e 60. Un po’ meno della norma, di questi giorni (3 metri nella media)».

L’alta temperatura provoca rapidi scioglimenti. Di notte il termometro si limita a scendere a uno o due gradi sotto zero. «Per fortuna», afferma Salton, «che là sotto c’è la neve di novembre che resiste. L’ultima caduta si trasforma ogni giorno in torrenti d’acqua».

Eppure laghi e fiumi sono in sofferenza. Secchieri invita a ricordare che per i ghiacciai esistono sostanzialmente due stagioni: quella di accumulo e quella di ablazione. Oggi le cose stanno cambiando e tra queste anche il ciclo della cosiddetta annata idrologica. Non ci si può più affidare a quella che si riteneva una normalità anche nell’ambito meteoclimatico.

Possiamo ormai parlare, col conforto della scienza, di una modifica sostanziale del clima; c’è da aspettarsi una ennesima stagione negativa per i bilanci delle masse gelate, da quelle più piccole fino ai grandi ghiacciai.

«Questo significa che al termine della stagione di ablazione ci troveremo di fronte ad un ambiente glaciale ulteriormente depauperato delle sue preziose riserve», afferma Secchieri, «l’augurio è che ci si possa sbagliare, ma dovremo a questo punto confidare in temperature più basse, con lo zero termico al di sotto di livelli critici, quelli commensurabili alle quote dei bacini di accumulo dei ghiacciai. Inoltre ci si augura anche l’evento di qualche nevicata estiva, che andrebbe a proteggere il manto nevoso».

Per dare un a misura di riferimento, oltre un metro di nevato può essere sciolto in meno di un mese di cieli sereni con temperature elevate. Ma anche la pioggia di per se potrebbe avere risvolti negativi dato che ogni goccia che cade sulla neve contribuisce ad aumentarne la fusione. L’appuntamento per la diagnosi definitiva è rinviato al mese di settembre, o comunque al termine della stagione di ablazione, quando scenderà la prima nevicata della nuova annata. Allora si valuteranno i diversi parametri come il limite delle nevi, l’arretramento delle fronti, la variazione di volume. Per questo sono pronte squadre di osservatori sia del Comitato Glaciologico Italiano che delle diverse realtà territoriali, come ad esempio quella del Trentino o il Servizio Glaciologico del Cai Alto Adige.

«Anch’io, nel mio piccolo, continuerò con i rilievi fotografici aerei tradizionali e foto prospettici sull’area dolomitica, dopo il disinteresse della Regione Veneto a riguardo».

La Marmolada è il più grande ghiacciaio rimasto sulle Dolomiti (ma, dicono gli esperti, ha ancora 20 anni di vita), alcune lingue vengono conservate dall’Antelao, dal Sorapis, dal Cristallo e dal Civetta. Coperto dai sassi quel poco che rimane sul Pelmo. Una notizia interessante, intanto, riguarda il ritrovamento di un’alga che pare stia diventando un nuovo colonizzatore dei ghiacciai. Sulla superficie del ghiacciaio del Morteratsch, in Engadina, è stata osservata una insolita colorazione rossiccia dovuta appunto a questo piccolo organismo che non mi pare sia stato ancora osservato sui ghiacciai italiani. Salton conferma di aver riscontrato l’alga anche sulla Marmolada.

«In marzo, quando mi trovavo in rifugio, il ghiacciaio sembrava più rosso di sempre» testimonia. Secondo Secchieri, ormai tutto può accadere in una evoluzione climatico ambientale che pare essere imprevedibile ed incontrollabile. «Un tempo era la sabbia a dare il colore al nevato dato che veniva trasportata dalle perturbazioni soprattutto provenienti dall’Africa e trascinata a terra dalla neve. Del resto quante volte non abbiamo osservato ad esempio le nostre automobili “sporche di sabbia”, magari dopo una intensa pioggia». —

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