Sempre in viaggio, sfuggito a due imboscate

Il 68enne ha trascorso gran parte della sua vita all’estero per lavoro, anche in contesti delicati

SEDICO. Una vita divisa fra l’Africa e l’Italia. Fra la Libia, dove ha lavorato per anni, Marrakech dove vive con la seconda moglie Malika, e Peron, dov’è nato e dove vive ancora la madre. Danilo Calonego ha 68 anni, tre figlie (due avute dal primo matrimonio e una, Wisel, dal secondo) e per tutta la vita ha viaggiato.

Dopo aver lavorato come apprendista meccanico a Sospirolo, nell'officina Bacchetti, e dopo aver fatto il servizio militare, è andato a lavorare all'estero, in Svizzera. Aveva 21 anni, ci è rimasto per dieci e dopo una breve parentesi in Italia ha oltrepassato il Mediterraneo arrivando in Libia. Era il 7 febbraio del 1979. Da allora, Danilo Calonego ha stretto un legame forte con l'Africa, che non ha più abbandonato.

Ha lavorato per la Maltauro e di recente per la Con.I.Cos di Mondovì. Nel 2011 ha fatto qualche mese in Laos, ma con l’Africa nel cuore non appena ha potuto è tornato a lavorare in Libia. E qui ha vissuto esperienze al limite: era nel paese africano ai tempi della guerra e nei mesi caotici seguiti all'uccisione di Gheddafi, ma se l'è sempre cavata. Anche quando è sfuggito a due imboscate, nel 2014. Lo aveva raccontato lui stesso, negli appunti annotati con cura nei suoi diari e che aveva intenzione di trasformare in un libro.

Era il 12 agosto. Calonego e il suo assistente stavano andando verso l'aeroporto di Ghat, per lavoro, quando si sono trovati davanti due uomini: «Indossavano il passamontagna, i guanti neri, avevano a tracolla una cartucciera piena di pallottole e impugnavano entrambi un kalashnikov a canna corta. Il caricatore sarà stato lungo 20 centimetri. Ci hanno fatti scendere dalla macchina, sdraiare a pancia in giù e ci hanno fatto consegnare i cellulari e la macchina fotografica. Ho sentito la canna del fucile sulla schiena e mi è passato di fronte agli occhi il viso di mia mamma e delle mie tre figlie», aveva raccontato in un’intervista rilasciata due anni fa. Fortuna volle che Calonego avesse con sé il documento che attestava la sua conversione all'Islam, avvenuta dopo il matrimonio con Malika. Quel dettaglio gli salvò la vita. Il 29 agosto l’uomo ha subito la seconda imboscata, riuscendo a salvarsi.

Ma non sapeva, Calonego, che l’esperienza più dura doveva ancora viverla. Un rapimento durato 47 giorni. Che si è concluso nella tarda serata di venerdì. (a.f.)

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