Risarcimento per il loro bambino: mamme arcobaleno alla Corte di Strasburgo
Cinzia e Monica, di Borgo Valbelluna, avevano già ottenuto la doppia maternità. Paniz: «Andiamo in fondo»

Il figlio delle due mamme può avere il cognome di entrambe. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale del maggio dell’anno scorso, è arrivata la benedizione laica della Corte europea dei Diritti dell’uomo di Strasburgo. Il lungo viaggio da Borgo Valbelluna di Cinzia e Monica è arrivato in riva al Reno, ma non si è ancora fermato. Questo perché, insieme al loro avvocato di fiducia Maurizio Paniz, hanno deciso di passare alla Grande Chambre, in maniera da ottenere un risarcimento danni per il bambino, che nel frattempo ha avuto un fratellino. È una specie di Corte di Cassazione, che dovrà valutare se il minore ha sofferto oppure no la prolungata situazione d’incertezza che c’è stata e non certo per colpa sua o delle ragazze unite civilmente, che l’hanno voluto con l’inseminazione artificiale in Spagna. La mamma biologica e la sua compagna, la “mami”.
La richiesta è stata inoltrata e si aspetta solo che venda esaminata: «Una volta che il pronunciamento della Corte Costituzionale ci ha messo al passo con altri Paesi e la Cedu ne ha giustamente preso atto, siamo andati avanti perché l’interesse primario è sempre quello del minore», spiega Paniz, «ci sono magistrati che si trovano d’accordo, altri che invece non lo sono, di conseguenza eccoci alla Camera grande, cioè all’ultimo passaggio, quello che può accordarci un legittimo ristoro economico. Che non sarà elevato ed, eventualmente, verrà deciso direttamente dalla camera, tuttavia vogliamo andare fino in fondo e vincere anche questa battaglia finale».
Il procedimento è stato senz’altro lungo e complicato. Era cominciato nel 2018, dopo che il sindaco di Mel, Stefano Cesa aveva registrato all’anagrafe il bimbo appena nato all’ospedale Santa Maria del Prato di Feltre con i cognomi di entrambe le donne. Per la legge italiana, questo non era possibile e puntuale era stata la segnalazione alla Procura della Repubblica da parte della Prefettura. Per tre gradi di giudizio civile (Tribunale, Corte d’Appello e suprema Corte di Cassazione), Cinzia e Monica non hanno avuto soddisfazione, in mancanza di un intervento tempestivo del legislatore. Non rimaneva che rivolgersi alla Corte europea, che peraltro aveva già bacchettato l’Italia per il suo ritardo nell’occuparsi di una realtà ormai consolidata come le famiglie Arcobaleno.
Quelle cioè formate da persone dello stesso sesso, che vogliono avere dei figli: «È stato un grande successo per noi», sottolinea Paniz, «ad ogni modo, non siamo ancora soddisfatti e proveremo ad avere questo risarcimento, che sarà stabilito in via equitativa. Non possiamo avanzare alcuna richiesta, ma soltanto dimostrare che questa situazione di perenne incertezza può aver condizionato il piccolo nella sua crescita. Noi ne siamo assolutamente convinti, altrimenti ci saremmo fermati al pronunciamento della Corte Costituzionale, che già ci garantiva sulla doppia trascrizione del cognome».
Curiosità per capire quanto tempo dovrà ancora passare, prima di avere completa giustizia e mettersi tranquilli una volta per tutte, liberi dalle carte bollate e dagli atti di appello: «I tempi dovrebbero essere molto veloci», conclude il legale bellunese, «entro la primavera, conto di aver concluso questo lungo itinerario, che è andato a finire bene per noi. Certo, avremmo potuto risparmiare qualche anno di tempo, se l’Italia di fosse messa al passo con il necessario anticipo, rispetto a quanto ha effettivamente fatto».
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