Riparte il processo Regeni, ma trovare un consulente è difficile: «C’è un clima di paura»

L’avvocata della famiglia del ricercatore friulano: «Gli egiziani temono di comparire in aula»

Marco Maffettone
La famiglia di Giulio Regeni sul palco dell'evento "Parole, immagini e musica per Giulio"
La famiglia di Giulio Regeni sul palco dell'evento "Parole, immagini e musica per Giulio"

In molti si sono rifiutati, tanti hanno risposto con un «no grazie» alle richieste di consulenza da parte dei genitori di Giulio Regeni.

I rifiuti

La vicenda del ricercatore friulano torturato e ucciso al Cairo nel 2016 fa ancora paura, tanto che i familiari faticano a trovare esperti di arabo disposti a essere presenti durante la perizia affidata dalla Corte d’Assise di Roma su alcuni documenti da tradurre in italiano.

Il legale

A rivelarlo è stata l’avvocata Alessandra Ballerini nel corso dell’udienza con cui è ripreso il processo a carico di quattro 007 del Cairo, dopo la decisione della Consulta che ha dato il via libera al pagamento da parte dello Stato dei consulenti dei difensori. «Abbiamo delle difficoltà a individuare un consulente perché c’è un clima di paura, i cittadini egiziani temono di comparire in questo processo», ha detto Ballerini aggiungendo di essere pronta a prendere contatti con docenti universitari. «Speriamo di arrivare a nominare un nostro consulente per farlo prendere parte all’attività peritale».

La fiaccolata per i 10 anni della scomparsa di Giulio (foto Katia Bonaventura)
La fiaccolata per i 10 anni della scomparsa di Giulio (foto Katia Bonaventura)

La consulta

La Consulta ha rilevato che nel processo Regeni, in cui si procede in assenza in quanto la chiamata in giudizio è stata resa impossibile dalla mancata cooperazione dello Stato di appartenenza degli imputati, manca «una rinuncia degli accusati a esercitare i diritti partecipativi nel processo a loro carico» e di conseguenza «il principio di effettività della difesa rende necessario compensare la restrizione di tutela che inevitabilmente si correla alla loro assenza, sollevando il difensore d'ufficio che necessiti di un ausilio tecnico dall'onere economico derivante dalla nomina di un consulente».

L’anonimato

Anche il perito scelto dal tribunale di Roma, che ha chiesto novanta giorni per completare il lavoro, ha preso incarico dietro a un paravento, senza mai comparire in aula. Una situazione anomala: «Non credo sia accaduto molte volte che un perito nominato dalla Corte si sia dovuto nascondere dietro a un paravento e senza neanche poter declinare le proprie generalità, e far vedere il proprio volto», hanno aggiunto i genitori di Giulio lasciando la cittadella giudiziaria di piazzale Clodio.

Paese non sicuro

«Al di là di chi pensa a livello italiano o europeo che l’Egitto sia un Paese sicuro è evidente che non sia così, non lo è per i testimoni, per i periti e consulenti, e non lo è stato per Giulio», ha aggiunto il loro legale.

Il calendario

I giudici hanno aggiornato il procedimento al prossimo 8 giugno con i risultati della perizia sulle traduzioni dall’arabo delle testimonianze del sindacalista degli ambulanti Mohammed Mohammed Abdullah Saeed, rese ad aprile e maggio del 2016 davanti all’autorità egiziana. Una attività tecnica, richiesta dai difensori dei quattro imputati, legata al fatto che le prime traduzioni dei verbali presenterebbero delle contraddizioni.

Il procuratore

Il 23 e 24 giugno la parola passerà al procuratore aggiunto Sergio Colaiocco che dovrà svolgere la requisitoria e le richieste di condanna per i quattro appartenenti alla National Security. Se il calendario verrà rispettato, con gli interventi delle difese calendarizzate a luglio, la sentenza dovrebbe arrivare nei primi giorni di settembre dopo la pausa estiva.

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