«Ridurre le bollette dell’acqua per aiutare famiglie e aziende»

Belluno

Attività chiuse, famiglie a casa spesso con uno stipendio ridotto, oppure assente. Sono settimane difficili per il Paese e per molte persone che da un giorno all’altro si sono trovate senza poter lavorare e incassare i soldi necessari anche solo per fare la spesa e pagare le bollette. È guardando a questa situazione che il Comitato consultivo degli utenti di Bim Gsp chiede di ridurre i costi dell’acqua in provincia.

La lettera con le tre proposte, mirate ad aiutare famiglie e aziende, è stata indirizzata al consiglio di Bacino, l’organo che detta gli indirizzi al gestore (Bim Gsp) e che è composto dai sindaci. «Si tratta di un segnale, seppur piccolo, di attenzione al territorio», spiega Guido Mattera, presidente del Comitato che riunisce Cia, Confcommercio, Ust Cisl Belluno Treviso, comitato Acqua Bene Comune, Federconsumatori, Lega Consumatori, Confagricoltura, Appia, Confartigianato e Confindustria. «L’attuale periodo di straordinaria emergenza sanitaria ha avuto e avrà anche in futuro gravi ripercussioni economiche sulle attività produttive, commerciali, di servizio e sulle famiglie», continua Mattera. «La sospensione delle attività sta mettendo a dura prova le aziende, mentre molte famiglie hanno patito riduzioni di reddito e aumento dei costi per la custodia dei figli». Da queste considerazioni nascono le tre proposte, che sono state inviate al consiglio di Bacino dieci giorni fa.

Per le famiglie si chiede l’applicazione della sola tariffa agevolata, senza conguaglio a fine anno, sui consumi idrici dei mesi di marzo, aprile e maggio e sugli eventuali mesi successivi se la situazione economica non sarà significativamente migliorata. Per le aziende si chiede che Gsp fatturi solo i consumi effettivamente rilevati con la lettura dei contatori. «In questi mesi non sono usciti i letturisti», precisa Mattera. «Per le aziende, specie per quelle che hanno dovuto chiudere l’attività in questo periodo, fatturare consumi stimati significherebbe pagare dell’acqua che non è stata consumata, salvo poi andare a conguaglio a fine anno. Un esborso di denaro che non ci vuole, in questo momento».

Nel caso in cui non sia possibile questa soluzione, il Comitato suggerisce che la fatturazione si effettuata applicando ai consumi storici la percentuale del 10%, utilizzando lo stesso criterio anche per gli anticipi. Infine, per famiglie e aziende il Comitato chiede un provvedimento che sancisca, almeno per il 2020, la riduzione dei costi del servizio idrico.

«I mancati introiti potrebbero essere coperti ricorrendo ad altre fonti di finanziamento, oppure usando le cifre stanziate per il piano degli investimenti», afferma Guido Mattera. «Serve un segnale di attenzione in questo momento, e ci auguriamo che il consiglio di Bacino recepisca queste proposte». –



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