Prostituzione cinese i clienti chiamati in aula

Quero, nel processo a Luoyuan Liang ammessi tutti i testimoni citati dal pm Ieri la prima udienza, si entra nel vivo in aprile con il racconto dei protagonisti
Di Irene Aliprandi

BELLUNO. Entrerà nel vivo l’8 aprile il processo che vede imputato Luoyuan Liang, 24 anni, per sfruttamento della prostituzione. Ieri, durante l’udienza di smistamento, il giudice Sergio Trentanovi ha ammesso a comparire tutti i testimoni chiamati dal pubblico ministero Francesco Saverio Pavone, mentre il difensore Luca Dalle Mule ha spiegato che si limiterà al loro contro interrogatorio. Fissati il calendario e la scaletta, il processo riprenderà in primavera con la sfilata dei clienti della lucciola cinese che fino a tre anni fa si prostituiva in un appartamento di via del Piave a Quero.

Quando i carabinieri di Feltre iniziarono le indagini, scoprirono che i frequentatori più assidui dell’appartamento erano “insospettabili”: padri di famiglia, pensionati, artigiani, e bancari, quasi tutti sposati, provenienti dal Feltrino e dalla Valbelluna. Il costo delle prestazioni andava dai 50 ai 130 euro, ma le condizioni igieniche dell’appartamento lasciavano a desiderare, tanto che tra i testimoni c’è anche un uomo che racconta di aver rinunciato a consumare, dopo aver visto che le stanze erano disordinate e sporche.

Il contatto tra la donna, una ventottenne senza permesso di soggiorno, e i clienti avveniva attraverso le inserzioni sui giornali locali: «Ciao, sono una ragazza orientale, massaggiatrice, dolce e carina, chiamami al numero...», una frase fin troppo esplicita per non indurre gli investigatori a controllare e in breve tempo i carabinieri arrivarono all’appartamento di via Piave prima, e agli sfruttatori della ragazza poco dopo.

Insieme all’imputato Liang, infatti, era coinvolta anche la moglie Su Lei Lei, ma la sua posizione è stata stralciata durante l’udienza preliminare dell’aprile scorso, quando il gup Giorgio Cozzarini ha stabilito il rinvio a giudizio del giovane cinese. Liang fu arrestato nel novembre 2010, ma insieme alla moglie era già noto alle forze dell’ordine di Venezia e di Lodi, dove era indagato sempre per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.

Era lui ad affittare l’appartamento dove esercitava la giovane clandestina ed era sempre lui a mettere gli annunci sui giornali e sulla free press. La lucciola chiamava i suoi sfruttatori “i miei padroni” ed era costretta a consegnare loro l’intero importo guadagnato: di fatto era una schiava costretta ad obbedire sotto il ricatto implicito dato dalla sua condizione di clandestinità, che non le permetteva di uscire allo scoperto e denunciare i due aguzzini. Nelle prossime udienze si capirà meglio cosa succedeva nell’appartamento di Quero.

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