Precipita e muore sul monte Serva
Franco Bertin, 73 anni, è scivolato per 100 metri durante un'escursione

Franco Bertin e a destra una veduta del monte Serva coperto di neve sulla parte alta. Bertin è caduto mentre percorreva un sentiero attorno ai mille metri di quota a metà della montagna
BELLUNO.
Si è allontanato per pochi minuti in cerca del sentiero giusto, ma quando è tornato indietro il suo amico era sparito. Franco Bertin, 73 anni, socio della sanitaria Bellinazzi, è morto ieri mattina sul monte Serva dopo essere scivolato sull'erba secca per oltre un centinaio di metri, nella zona della partenza dei parapendii. Con lui, in escursione, c'era Gianfranco Polesso. E' lo stesso Polesso, segretario della sezione di Belluno dell'Associazione nazionale alpini, a raccontare quanto accaduto ieri mattina attorno alle 11. Polesso e Bertin erano partiti per una passeggiata sul Serva non troppo impegnativa. Bertin stava bene, a parte un lieve dolore che lo aveva disturbato durante la notte, nella zona posteriore della gamba. Dal Cargador, i due hanno preso il sentiero panoramico che porta alla partenza dei parapendii, dove si trova anche la croce illuminata installata di recente. «Di solito non faccio quella via», racconta Polesso. «Abbiamo camminato pian pianino per un po', poi dovevamo decidere come proseguire e mi sono allontanato in cerca del sentiero che avevamo intenzione di prendere». Polesso ha lasciato solo Franco Bertin per qualche minuto, arrivando a una distanza di di circa 50 metri, poi è tornato dall'amico, ma non lo ha trovato. «L'ho chiamato a voce alta, poi gli ho telefonato ma non rispondeva». Polesso ha iniziato a muoversi, chiamando il nome del compagno di escursione. «In quella zona c'è un pendio ripido e mi è sembrato di vederlo camminare, allora sono sceso verso la piazzola attrezzata per l'elicottero». In fondo al pendio erboso, in realtà, c'era un gruppetto di persone che hanno visto il corpo di Bertin a terra e che hanno chiamato subito i soccorsi, ma l'uomo era già morto. Polesso è sotto shock e non si dà pace: «Non l'ho visto scivolare, non so cosa è successo. Non ero mai stato lungo quel sentiero, ma è pericoloso soprattutto in discesa, perché il pendio di erba secca è molto scivoloso e bisogna percorrerlo a zig zag. Forse Franco ha cercato di raggiungermi, ma ha perso l'equilibrio». La chiamata al 118 è arrivata alle 11.19 e sul posto è stato mandato l'elicottero del Suem. Qualsiasi tentativo di soccorere Bertin però si è rivelato inutile e la salma è stata portata nella cella mortuaria dell'ospedale San Martino di Belluno. Bertin era sposato con Anna Bellinazzi e aveva due figli, Paolo e Walter. Dopo aver lavorato per diversi anni alla tipografia Benetta, in centro città, Bertin aveva deciso di entrare nella ditta di famiglia, la sanitaria Bellinazzi, che comprende due negozi, uno in via Feltre e l'altro in via Tasso. Dinamico, spiritoso, gioviale e autoironico, Franco Bertin viene descritto dagli amici come uno che faceva gruppo e che era sempre disponibile a dare una mano. Nato a Longarone, Bertin si era trasferito a Belluno dopo il Vajont. Tra i suoi impegni c'era quello con l'Ana. Simpatizzante, attivissimo con la sezione di Belluno, Bertin andava sempre alle adunate nazionali degli alpini e stava aiutando nell'organizzazione del raduno triveneto che si terrà in città. Lo ricorda con affetto anche il responsabile provinciale dell'Ana Arrigo Cadore.
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