Pianificazione, c’è anche chi dice sì
AGORDINO. Dopo le dichiarazioni del sindaco di Taibon, Silvia Tormen, che ha detto di non vedere nei colleghi amministratori la “necessaria energia” per lavorare alla pianificazione futura della vallata, qualche sindaco esprime la propria opinione. Altri la tengono per sé e si trincerano dietro il no comment. Forse perché, come dice il sindaco di Alleghe, Siro De Biasio, «i panni sporchi vanno lavati in casa e nei momenti opportuni. Prima di creare polemiche», sottolinea, «sarebbe meglio chiarirsi le idee. Io credo che la programmazione vada bene, ma di questi tempi non so che senso abbia fare tante programmazioni che poi rischiano di restare sulla carta. Oggi bisogna andare avanti con il poco che c'è e accontentarsi».
Moreno De Val, sindaco di San Tomaso, non entra nel merito della querelle sulle centraline, tuttavia sul punto sollevato da Tormen ha le idee chiare: «Siedo da sette anni nella conferenza dei sindaci», spiega, «e ho sempre trovato colleghi disposti a discutere e dialogare. Non è nel nostro dna tirarci indietro anche se siamo stanchi per le normative che cambiano di continuo. Il problema è semmai quello di decidere su cosa vogliamo discutere o quali sono i temi che riteniamo utili per il futuro dell'Agordino».
Uno di questi per il sindaco di Cencenighe, William Faè, è la scadenza nel 2030 delle concessioni Enel sulle centrali idroelettriche: «Sembra lontanissima - dice - e invece è una questione da affrontare subito uniti, a livello provinciale e regionale». Per il presidente dell'Unione montana, Fabio Luchetta, l'Agordino è comunque sulla strada buona per poter programmare il suo futuro: «In questi due anni abbiamo fatto enormi passi avanti sulla pianificazione che per me resta elemento fondamentale, perché solo grazie ad essa riusciremo a spendere bene i soldi pubblici. Penso a tutto il lavoro sulle aree interne, ma anche alla questione rifiuti e alla gestione del sociale. Abbiamo iniziato a costruire delle basi - continua - d'altronde siamo partiti da un livello in cui non eravamo neanche in grado di pianificare per i nostri singoli comuni. In questi due anni abbiamo fatto una pianificazione con strumenti innovativi per pensare all'Agordino fra 10-20 anni. Siamo un territorio con grandissime potenzialità - conclude Luchetta - ma con un continuo calo di residenzialità. Dobbiamo lavorare ancora per capire cosa serve. Io vedo un Agordino che ha voglia di lavorare assieme e non credo di essere ottimista, ma semplicemente realista». (g.san.)
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