Passamontagna in testa spaventava moglie e figli feltrino verso il processo

Intrusioni notturne con il passamontagna. Oppure vestito con abiti in tinta con la notte, neanche fosse Diabolik. L’intenzione di un padre di famiglia feltrino era quella di spaventare la moglie e i tre figli minorenni, dopo che proprio il Tribunale dei Minori di Venezia aveva prescritto il suo allontanamento dalla casa familiare e l’affidamento dei ragazzi ai Servizi sociali. C’è la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura della Repubblica per l’ipotesi di reato di atti persecutori e l’udienza preliminare è già stata fissata per il 19 settembre, dopo la pausa estiva, davanti al gup del Tribunale di Belluno, Enrica Marson.
L ’uomo è difeso di fiducia dall’avvocato Mauro Gasperin, mentre la moglie, che ha presentato la querela, si costituirà parte civile anche per i figli con Roberta Resenterra. Se si andrà a processo, accanto alla richiesta di condanna presentata dal pubblico ministero, ci sarà quella di un risarcimento danni. Intanto, è in corso una procedura di separazione: i due coniugi non possono più stare insieme, dopo cinque mesi di presunto stalking. Il periodo contestato dalla magistratura va dall’aprile al settembre dello scorso anno, ma atteggiamenti penalmente rilevanti sarebbero ancora in corso.
Le indagini preliminari sull’imputato hanno evidenziato tutta una serie di condotte, che andavano dagli appostamenti all’esterno dell’abitazione alle incursioni di notte travisato con un mefisto o vestito di abbigliamento scuro, per provocare preoccupazione e angoscia nei familiari. Ma nel fascicolo della pubblica accusa ci sono anche sms o messaggi su whatsapp alla moglie, oltre a fotografie con le quali le comunicava l’intenzione di farla finita o la minacciava in maniera neanche tanto velata. La donna ha cominciato a temere per la propria incolumità e per quella dei figli.
La vita di tutti era fortemente condizionata dai comportamenti dell’uomo e l’unica soluzione possibile era quella di andare alla caserma dei carabinieri e presentare una querela. A settembre, il giudice per le udienze preliminari sentirà le parti e deciderà se il capofamiglia dovrà andare a processo oppure no. —
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