Oda: don Fabbro racconta la sua verità
SAPPADA. La Chiesa friulana tace, non commenta i guai giudiziari che coinvolgono don Luigi Fabbro, in veste di ex presidente del Comitato di garanzia dell’Oda (Opera diocesana di assistenza), ora in liquidazione, e il commercialista Franco Pirelli Marti, già presidente della fallita Fingefa, chiamati a rispondere di concorso in appropriazione indebita aggravata. Due personaggi molto noti a Sappada. A dire la sua verità sarà don Fabbro nella conferenza stampa convocata per oggi alle 15 nello studio del suo legale, l’avvocato Maurizio Miculan. La Procura di Udine contesta a entrambi l’utilizzo a fini personali di parte dei fondi ricevuti dal predecessore di don Fabbro, monsignor Carlo Brianti, e destinati ai poveri. Nel mirino degli inquirenti, la doppia operazione con la quale il prete, nel 2001, concesse un prestito fruttifero da un miliardo di vecchie lire a Fingefa, la Spa che costruiva e gestiva immobili, presieduta da Pirelli Marti che era anche componente dell’Oda, e nel 2009, di fatto rinunciò alla restituzione del prestito. Come se non bastasse, nel 2010 don Fabbro consegnò quattro assegni circolari, per un totale di 140 mila euro, alla Tuglia sci di Sappada, la società partecipata al 100% da Fingefa proprietaria degli impianti di risalita sappadini. Considerato che si trattava degli interessi maturati dal prestito del lascito, ricevuto in dote per fini caritatevoli, stando all’ipotesi accusatoria l’obiettivo sarebbe stato quello di sottrarre denaro all’Oda, senza dar conto a nessuno e tacendone anzi l’esistenza, per utilizzarlo a fini personali e prettamente economici. Situazione davvero spiacevole per la Chiesa che però si chiama fuori. A questo punto, la versione di don Fabbro è molto attesa. Il sacerdotesi prepara a raccontare la sua verità, una verità che potrebbe riservare altri colpi di scena.
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