Morì sull’Agordina per un cervo, la Regione è responsabile

Alessandro Tabaku perse la vita all’alba del 24 ottobre 2022 sulla 203. La famiglia si è rivolta al Tribunale e la sentenza con risarcimento è definitiva

 

Gigi Sosso
La scena dello schianto sulla 203 Agordina
La scena dello schianto sulla 203 Agordina

 

La Regione è colpevole e pagherà i danni. Meglio ancora se sistemerà la strada. Si era appena laureato in Economia aziendale a Ca’ Foscari, quando morì sulla 203 Agordina, per evitare un cervo. Era l’alba del 24 ottobre 2022 e Alessandro Tabaku stava andando al lavoro in Luxottica, ad Agordo. Un ungulato tagliò la strada al 22enne di Codognè, facendogli perdere il controllo dell’auto, che finì capovolta nel prato accanto.

Il Tribunale di Belluno ha deciso sulla causa civile avviata dalla mamma Shkurte, dal papà Durim e dal fratello Kladi, che nel frattempo è diventato maggiorenne. La pericolosità dell’Agordina è stata riconosciuta con la sentenza numero 28 dell’11 gennaio 2026, diventata definitiva, che ha ritenuto la Regione corresponsabile del sinistro mortale causato dalla fauna selvatica, per non aver adottato misure preventive idonee a evitare il danno. La causa civile, durata un paio di anni, ha visto anche una perizia, i cui risultati hanno evidenziato la situazione di pericolosità del tratto della Stanga.

Alessandro Tabaku durante un'escursione in montagna
Alessandro Tabaku durante un'escursione in montagna

Il posizionamento di cartelli di pericolo per l’attraversamento di selvaggina – unica soluzione applicata fino a questo momento – non è stato ritenuto sufficiente dal Tribunale, anche alla luce della Deliberazione della giunta regionale 1443 del 2017, con la quale la stessa Regione aveva previsto l’adozione di strumenti e interventi più efficaci per prevenire gli schianti.

Il Tribunale ha ritenuto il sinistro astrattamente prevedibile, considerato anche che non era il primo. Fra l’altro, è un precedente di particolare rilievo, perché pone l’accento non solo sulla responsabilità dell’ente nella gestione del rischio, ma anche sulla necessità di intervenire concretamente dove il pericolo sia conosciuto e ripetuto.

La sentenza potrebbe anche rappresentare un importante precedente per altri automobilisti, consentendo loro di far valere con maggiore forza l'eventuale responsabilità degli enti competenti qualora siano state omesse misure preventive adeguate.

La famiglia Tabaku, assistita e patrocinata dall'avvocato Veronica Zambon di Treviso, con la collaborazione dell’avvocato Andrea Baldassi di Belluno, ha portato avanti per diversi anni una battaglia giudiziaria non soltanto per ottenere giustizia per la perdita del proprio familiare, ma anche e soprattutto per richiamare l’attenzione su un problema che purtroppo continua a interessare la 203.

A distanza di mesi dalla sentenza e malgrado gli accorati appelli, tuttavia, non risulta che la Regione abbia ancora adottato interventi strutturali o misure idonee a prevenire il ripetersi di tragedie. Si impone ora una seria riflessione sulla gestione del rischio rappresentato dagli attraversamenti improvvisi degli ungulati e, più in generale, dalla presenza della fauna selvatica lungo una delle principali arterie di collegamento della provincia. Per la famiglia Tabaku, la speranza è che la scomparsa di Alessandro non rimanga soltanto una vicenda giudiziaria, ma possa contribuire a evitare che altre famiglie siano costrette a vivere una tragedia analoga.

 

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