Mordi e fuggi, l’udienza è fissata in dicembre Ferraro: «Non c’entro»

PIEVE DI CADORE. Pizzeria bruciata ed esplosa: c’è l’udienza preliminare. La richiesta di rinvio a giudizio per i cinque indagati sarà discussa il 10 dicembre. Saranno passati quasi due anni e otto mesi dalla notte del 24 aprile 2017, quando il fuoco appiccato alla “Mordi e fuggi” di Pieve di Cadore provocò una devastante esplosione. L’unico ad aver confessato di essere stato l’esecutore materiale è Fabio Laritonda, che patteggerà con i propri difensori Gasperin e Barzon una pena, se possibile, al di sotto della condizionale o della soglia dei quattro anni, per poter ottenere l’affidamento in prova.

Non ha più questa intenzione Pasquale Ferraro, il giovane pizzaiolo pugliese che era stato investito dalla violenza dell’esplosione ed era finito in mezzo alla strada fratturato e ustionato. Sulla base delle indagini dei carabinieri della Compagnia di Cortina, la Procura lo colloca all’interno del locale di via XX Settembre con le taniche di benzina in mano, mentre lui nega di entrarci qualcosa con l’incendio e sostiene di essere innocente.

È difeso da Margherita De Castello, che non anticipa la strategia difensiva, ma a questo punto difficilmente si arriverà all’applicazione della pena per le ipotesi di reato di incendio aggravato, danneggiamento fraudolento di beni assicurati e danneggiamento in concorso.

Gli altri tre hanno proclamato la loro estraneità fin da subito. Il gestore Alessandro Piccin, che è accusato anche di calunnia aggravata al predecessore; il tassista Giuseppe Lauro e Luigi Zanettin. Secondo l’accusa, è stato Piccin a progettare l’incendio per il risarcimento dell’assicurazione. L’incarico a Laritonda è arrivato tramite Zanettin e quest’ultimo ha anche sistemato due taniche di benzina nel locale. Lo stesso Laritonda e Ferraro sono arrivati a Pieve da Domegge a bordo del taxi di Ferraro.

Sono entrati nella pizzeria con la chiave, hanno svuotato i contenitori e incendiato il combustibile. L’esplosione è avvenuta per le bombole di gas. Il fuoco è arrivato fino alle finestre del dentista di sopra e al soffitto del sottopasso di vicolo dei Galli. Piccin era andato due volte dall’assicuratore: per includere nella polizza gli atti vandalici e per alzare il massimale ricorso terzi da 500 mila a un milione di euro e quello incendio contenuto da 80 a 90 mila. I danni sono sul milione di euro e le parti civili sono 20. —

Gigi Sosso

Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi