Modolo, proteste e disagi per il deposito di materiali

BELLUNO. Ci sono posti dove il corpo e la mente si sentono bene, luoghi immersi in una dimensione temporale lontana dalla convulsa modernità dei centri abitati. Ci sono panorami particolarmente cari ai bellunesi e Modolo è a pieno merito in questa top ten, grazie anche ai suoi proprietari, la famiglia dei Miari Flucis, che hanno conservato la vocazione agricola della piccola frazione a nord est di Castion. Modolo è frutto anche della mano dell’uomo, del lavoro della terra, di un’attività che, nonostante la crisi agricola degli anni ’70, non è mai stata abbandonata del tutto. Oggi, dopo la recente divisione delle immense proprietà Miari Fulcis tra gli eredi più giovani, la proprietà sta tentando di recuperare e far fruttare i terreni e gli immobili presenti nella frazione a partire dalla bellissima villa che domina l’anello di Modolo, famoso sia tra gli appassionati della corsa che tra chi ama, più semplicemente, passeggiare all’aria aperta.
Rientra tra in questa visione il progetto di miglioramento fondiario finalizzato alla riqualificazione agricola della conca centrale di quella che, Francesco Miari Fulcis ha ribattezzato la “Contea di Modolo”. L’operazione, da mesi, mette in agitazione gli abitanti di Castion che iniziano a notare il via vai di camion che dovranno riempire di materiale il terreno che si trova nel bel mezzo dell’anello.
Il progetto prevede la coltivazione e la trasformazione di mele cotogne, dopo l’intervento. L’autorizzazione contempla l’utilizzo di una superficie pari a 9 ettari dove possono essere depositati 100 mila metri cubi di materiale certificato, cioè verificato dal punto di vista chimico, senza alcun rischio di inquinamento, ma chissà se il terreno di Modolo, noto come uno dei più fertili del bellunese anche per la sua morfologia, darà ancora buoni frutti. Il proprietario potrà procedere per stralci, ogni volta con varie prescrizioni imposte dagli uffici comunali, ai quali vanno comunicati dati come la provenienza del materiale, la percorrenza, la cura delle strade e i tempi. Il primo materiale ad essere depositato sarà parte del prodotto dello scavo del tunnel del Col Cavalier: 40 mila metri cubi (autorizzato ma potrebbe essere meno) di roccia e marna, che poi avrà bisogno di uno strato di terra per essere coltivabile.
Gli abitanti di Castion e di Modolo, pur riconoscendo l’assoluta legittimità dell’iniziativa di Miari Fulcis, hanno varie riserve sull’operazione, principalmente legate al movimento dei camion. Negli ultimi metri di strada sono stati posti dei tubi per bagnare la via evitando così di sollevare troppa polvere, ma i residenti spiegano che non basta e lamentano il fatto che la centralina per il controllo della qualità dell’aria sia stata sistemata a Castion, nella zona della pizzeria e non nella frazione. I camion sono anche accusati di essere rumorosi e di non rispettare il limite dei 30 km/h causando potenziali situazioni di pericolo per i tantissimi pedoni che frequentano la zona. Qualche anno fa un camion si ribaltò nel tratto vicino al ponticello e da allora le condizioni della strada di Modolo sono peggiorate. Bisogna ricordare, inoltre, che i terreni sono privati, ma tutta la strada, anello compreso, sono comunali e i cittadini vorrebbero garanzie sul ripristino della viabilità a spese del proprietario, che dall’operazione potrebbe guadagnare circa 3 euro a metro cubo.
In molti si chiedono anche perché non destinare un terreno meno pregiato, o perché non sfruttare una viabilità diversa, magari passando per le strade che qualche possidente ha chiuso all’interno di proprietà private, pur essendo pubbliche. L’incognita però riguarda i futuri stralci, perché il materiale di scavo del Col Cavalier rappresenta solo una porzione dell’intervento complessivo possibile e, tecnicamente, il proprietario del terreno può accogliere materiale proveniente da qualsiasi posto e in molti, guardando i camion passare, si chiedono quale sia il confine tra la riqualificazione agricola e la discarica di inerti.
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