Minoranza: «Congelate il lavoro sul Pat» Frison: «Errore, c’è un’idea per la città»

Dibattito sul documento preliminare, approvato a maggioranza. L’opposizione: «Oggi non possiamo immaginare il futuro»

Belluno

«Congelate il lavoro sul Pat». È difficile immaginare, quando la città è ancora stretta nell’emergenza coronavirus, come sarà la Belluno di domani. Come si sposteranno i cittadini, ad esempio, se sceglieranno di usare l’auto al posto dei mezzi pubblici con le inevitabili ripercussioni sul traffico. Sono molte le riflessioni da fare, ed è per questo che quasi tutti i gruppi di minoranza hanno chiesto ieri in consiglio comunale di fermarsi un attimo, di ragionare su come la pandemia trasformerà la città. Anche perché, ha evidenziato Paolo Gamba, «come si potrà garantire la partecipazione dei cittadini e dei portatori di interesse, con le videochiamate?».

Problema risolto alla fine del dibattito: l’assessore Frison ha fatto emendare il deliberato aggiungendo che sarà possibile utilizzare gli strumenti informatici per illustrare i documenti e raccogliere suggerimenti. «Fermarsi ora sarebbe un errore», ha detto Frison. «Dobbiamo invece usare questo periodo per capire come sviluppare la città».



La partecipazione ha preoccupato gran parte dell’opposizione, dalla Lega a Roccon: «Spero che questa non sia la pianificazione dei sogni», ha detto il capogruppo di Civiltà Bellunese. «I portatori di interesse daranno il loro contributo per iscritto?», ha aggiunto, scettico sul fatto che non si svolgano incontri pubblici se l’emergenza Covid durerà a lungo. «Bisogna fermarsi. Ci sono linee di sviluppo che ad oggi non possiamo conoscere, con la pandemia in atto».

Il documento preliminare, ha spiegato Frison, sarà pubblicato sul sito del Comune e trasmesso a tutte le associazioni e i portatori di interesse, che potranno far avere osservazioni scritte. E per la partecipazione si useranno gli strumenti informatici».

«Questo documento è un contenitore da riempire, non c’è nulla che non possa essere aggiornato o ripensato», ha detto Ida Bortoluzzi, presidente della commissione urbanistica. I documenti alla fine sono stati approvati a maggioranza: contrari Paolo Bello, che non ha visto attenzione per il mondo della scuola, Paolo Gamba, Roberta Olivotto e Gianni Serragiotto. Astenuti Addamiano, Erika Dal Farra, Pingitore, Roccon e i tre consiglieri della Lega.



Ieri in consiglio sono stati illustrati il documento preliminare e il rapporto ambientale preliminare, propedeutici all’elaborazione del Piano di assetto del territorio. Si è trattato di un primo atto importante, nel percorso che porterà ad adottare il Pat, documento che disegna il futuro della città. «Non c’è la necessità di stravolgere la pianificazione esistente», ha spiegato Frison, «perché i punti di forza della città sono molto elevati».

L’idea dell’amministrazione è di «riaffermare il ruolo di Belluno capitale delle Dolomiti», di puntare su «un turismo sostenibile, lento», che guardi all’albergo diffuso come modalità ricettiva, sulla qualità della vita. Nel documento preliminare si parla di infrastrutture (c’è il nuovo ponte fra San Pietro in Campo e Sagrogna, per esempio) e di potenziamento della rete ciclabile, non solo a fini turistici ma anche di mobilità dei cittadini; si punta sulla residenzialità nelle frazioni anche pensando di demolire immobili di scarsa qualità o che sarebbe troppo impegnativo ristrutturare; si guarda ad un Parco di interesse locale fra Ardo e Piave.



«Cosa vuole essere Belluno?», si è chiesto Gamba. «Una città di servizi? Votata alla produzione? Al turismo? Manca una linea guida e poi dovremo ripensare la città alla luce dell’emergenza che stiamo vivendo». La parola d’ordine di Frison è «flessibilità. Avere una monodestinazione, come ha fatto ad esempio Venezia, non si è rivelata una strategia vincente. Noi pensiamo ad una città multifunzione». Un modello integrato, «all’insegna della qualità della vita», ha aggiunto il sindaco, Jacopo Massaro. «Non vogliamo dare una sola vocazione alla città, ma fare una scelta moderna, in cui la nostra città non sia periferia del Veneto, ma capoluogo inserito in un contesto alpino europeo».



Lo studio sui flussi di traffico, ha spiegato Frison, è stato interrotto perché il coronavirus ha stravolto gli spostamenti dei bellunesi. Anche per questa ragione, ha detto Gamba, occorre rallentare il lavoro e prendersi il tempo necessario per definire il futuro della città. «La nostra viabilità è ferma agli anni ’80 e deve essere ripensata», ha aggiunto Fabio Bristot. «Occorre prudenza: aspettiamo qualche settimana, qualche mese, per analizzare le ripercussioni del Covid sulla città».

Addamiano ha evidenziato la necessità di sviluppare anche le infrastrutture immateriali (internet), Pingitore il rischio di una congestione del traffico perché è probabile che molti cittadini, finita l’emergenza Covid, scelgano di usare l’auto privata al posto dei mezzi pubblici. «Non dobbiamo pensare alle infrastrutture come si faceva negli anni’80», ha replicato Frison. «Oggi hanno dei costi improponibili e dobbiamo considerare che per il futuro già si parla di turni, a scuola e al lavoro, la congestione del traffico potrà essere superata con il nuovo modo di vivere la città che si imporrà».



Su sollecitazione di Erika Dal Farra e Fabio Bristot, è stato affrontato il tema dei volumi dismessi. Capannoni di aziende chiuse da anni, in degrado. «Sono aree con una specifica destinazione urbanistica, il piano dovrà individuarle e prevedere per queste zone un mix di funzioni», ha spiegato Frison. Il loro riutilizzo potrebbe essere diverso rispetto alle attività che vi si svolgevano, «ma tutto dovrà sempre essere concertato con l’amministrazione». —



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