Messner attacca “Cortina 2017” e Monti

CORTINA. «È inspiegabile quanto è accaduto per la candidatura ai mondiali. Avete presente il doping nel ciclismo? E le scommesse nel calcio? Ecco, dietro le quinte succede molto di peggio. Da parte, ovviamente, dei reggitori del mondo sportivo».
Reinhold Messner, il re degli ottomila, a ruota libera ai 2200 metri del monte Rite, mentre soffia un’aria gelida e la nebbia fa da cappuccio a tutte le cime.
Lei non crede alla versione data, e cioè che per Cortina è più saggio aspettare il 2019?
«Macché saggezza. Il ritiro della candidatura è avvenuto all’ultimo momento. Perché si è aspettato tanto? C’è del marcio anche nella governance del mondo sciistico. Mi hanno chiesto di entrare, con responsabilità, nello sport, ma ho sempre detto di no».
Ulteriori difficoltà, dunque, per la regina delle Dolomiti?
«Ma non per questo motivo. La “regina” andrà in crisi se non si bloccheranno le seconde case e la trasformazione degli alberghi in residenza. Intelligentemente, però, Cortina ha scelto una politica di contenimento dei prezzi. Sciare qui costa molto di meno che in Val Badia ed ho amici tedeschi, anche danarosi, che dallo scorso inverno hanno scelto le piste delle Tofane e del Faloria. Avanti così».
Se lei operasse a Cortina, avrebbe protestato così duramente per i controlli fiscali in piena stagione?
«Non lo so. So, però, che la politica fiscale di Monti sta strangolando l’Italia. So anche che miei amici imprenditori vogliono chiudere le aziende italiane in cui hanno investito per trasferirsi altrove. Io ho quattro musei, prossimamente cinque, alcuni immobili sono di proprietà: come posso campare pagando questa Imu?».
La sua amica Angela Merkel, per la verità, non se la passa meglio.
«È vero. Soffre il pressing dei tedeschi che non vogliono pagare per gli altri. E che hanno ragione di protestare. E di opporsi».
Anche agli eurobond?
«Certo, guai se la Merkel cederà. Vogliamo capire o no che non possiamo farci carico di ulteriori debiti? Basta sperperare. Guardiamoci negli occhi. Quale senso hanno i fondi per le aree di confine? Nessuno, ha ragione Durnwalder a non essere accondiscendente. Neppure un euro va dato per progetti improponibili, soprattutto in tempi di crisi come questi».
Tutto è nato con quei comuni di confine, a partire da Cortina, che volevano passare dall’altra parte della frontiera…
«Che senso aveva? Durnwalder e Galan, con interessi contrapposti, si sono messi d’accordo di non cedere. E hanno inventato i fondi per i comuni di Confine. La prospettiva poteva avere una logica. Ma si sta risolvendo in un boomerang, fra l’altro gestito da personaggi a dir poco controversi».
Il 22 luglio festeggerà i 10 anni del museo fra le nuvole. Ha chiesto al governatore Zaia di intervenire. Perché?
«Perché è il presidente della Regione. Ma anche perché mi pare una brava persona, un amministratore limpido e onesto. E proprio in considerazione di queste virtù lo vedrei meglio a Roma, come ministro. Ha gestito l’agricoltura in modo esemplare».
C’è chi dice, anche qui in Cadore, che di soldi ne avete ricevuti troppi per il monte Rite.
«Solo invidia. Questo investimento è stato uno dei pochissimi (2 o 3) che si è salvato in 10 anni, tra quelli che hanno attindo dai fondi europei. Sfido chiunque a dimostrare che la nostra gestione non sia virtuosa».
Di che cosa ha ancora bisogno?
«Le navette per salire al Rite provocano troppa polvere. Il sogno mio e del Comune di Cibiana è di realizzare una micro-funivia. Oggi, però, le risorse non ci sono. Sappiamo aspettare».
E l’autostrada Venezia Monaco?
«Basterebbe proseguirla fino a Macchietto e andare avanti con due direttrici di traffico che circumnavighino i paesi».
La Fondazione Unesco?
«È un baraccone. O si comporta come tale. L’avevamo previsto».
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