Marito accusato di stalking assolto con rito abbreviato

SINISTRA PIAVE. La moglie lo tradisce, lui tenta il suicidio, viene ricoverato in psichiatria e da qui inizia a mandare messaggi alla consorte che lo denuncia per stalking. Ma ieri il giudice del...

SINISTRA PIAVE. La moglie lo tradisce, lui tenta il suicidio, viene ricoverato in psichiatria e da qui inizia a mandare messaggi alla consorte che lo denuncia per stalking. Ma ieri il giudice del rito abbreviato, Sgubbi lo ha assolto perché il fatto non sussiste. Cioè quei messaggi scambiati con la moglie non sono riconducibili a un comportamento da stalker.

Protagonista è un cinquantenne della Sinistra Piave, G.T. (difeso dall’avvocato Martino Fogliato). L’uomo scopre che la moglie dopo 20 anni di matrimonio lo tradisce, tenta di togliersi al vita e viene ricoverato nell’unità operativa di psichiatria, da dove inizia ad inviare per alcuni mesi dal novembre 2015 fino al febbraio 2016 dei messaggi su Whatsapp alla moglie, in cui la minaccia di pubblicare un video che avevano fatto consensualmente e di uccidersi. La donna (che non si è mai costituita in giudizio) si sente perseguitata e lo denuncia alla procura che lo ammonisce.

Quando si rimette in salute, l’uomo per assecondare il figlio che vuole vedere la madre, staziona alcune volte sotto la sua casa, facendo partire un’altra denuncia. Al che la Procura impone all’uomo il divieto di avvicinamento. L’avvocato difensore fa ricorso al tribunale del riesame che però respinge il ricorso e mantiene la misura cautelare ravvisando nei messaggi inviati un problema penale, «anche se pone qualche dubbio sul resto della vicenda», dice Fogliato. Viene incaricato, allora, un reparto dei carabinieri di Trento di esaminare i messaggi: ne vengono scaricati un migliaio. «Abbiamo evidenziato», precisa il difensore, «tramite la perizia psichiatrica che l’uomo era sotto psicofarmaci e che questa cura può aver alterato il tenore dei messaggi. Inoltre i tre appostamenti col figlio erano per fargli vedere la madre, visto che nel frattempo il tribunale civile chiude la separazione affidando al papà il ragazzo e obbligando la moglie a pagare gli alimenti. Ma è stato evidenziato che i due terzi degli sms erano un dialogo sereno tra due coniugi».

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