«Marionette e bolle di sapone per distrarre i bimbi impauriti»
PIEVE DI CADORE
I dottor clown sono dislocati sul territorio e operano in tutte le strutture ospedaliere della provincia. La referente del Cadore Elisa Del Favero, dottoressa Strilly, racconta con passione alcuni aspetti della sua esperienza quindicennale tra le corsie degli ospedali, fatta di sorrisi a persone che soffrono: «Il dottor Clown nasce perché crediamo molto nella clown-terapia. È dimostrato a livello scientifico che funziona. In Cadore operiamo nel reparto di lungo degenza dell’ospedale di Auronzo; a Pieve di Cadore invece siamo presenti nel Pronto soccorso e nel reparto di Medicina, su richiesta anche nelle case di riposo e centri disabili. Il servizio viene fatto una volta alla settimana».
Come vivono questo impegno le persone che scelgono di fare il dottor Clown?
«Quando si entra in ospedale si va a “far star bene gli altri”, ma soprattutto sta meglio il volontario. Mi spiego meglio. Quando si esce dalla struttura si è arricchiti da quello che le altre persone ci hanno dato».
Nell’ambito della vostra operatività, vi rivolgete sia ad adulti che a bambini?
«In realtà nella nostra provincia non ci sono molti bambini ricoverati. Gran parte dell’operatività è rivolta agli adulti. Gli unici bambini che incontriamo si trovano negli ospedali di Feltre e Belluno e, per fortuna, sono pochi ad essere ricoverati».
Quali sono le reazioni dei malati quando vi incontrano?
«Ci è capitato rarissime volte di essere rifiutati. Nella maggior parte dei casi la gente ci apre le porte con entusiasmo. Fra l’altro, nei reparti dove andiamo, ad esempio le lungo-degenze, i pazienti ci aspettano da una settimana all’altra. Abbiamo delle metodologie di lavoro che li colpiscono molto. I mezzi utilizzati possono essere la marionetta, le bolle di sapone e altro».
Entrando nello specifico, com’è il rapporto con i bambini?
«Il bambino vive in una dimensione diversa rispetto all’adulto. Quindi, anche se è ospedalizzato, quando ci vede sorride spontaneamente e si sente più leggero. Tante volte assistiamo bambini che hanno paura di essere sottoposti ad un prelievo del sangue o di fare delle radiografie. Grazie alla nostra presenza l’operatore sanitario riesce ad eseguire il prelievo senza che il bambino se ne accorga, in quanto distratto da noi».
Ci sono episodi che le sono accaduti che ricorda volentieri?
«Spesso ci capitano situazioni spiritose. Ricordo che una volta c’era una bambina alla quale dovevano essere rimossi dei punti dalla testa e non stava ferma; noi l’abbiamo distratta e lei non si è neanche accorta che glieli hanno tolti». —
Lu.Mac.
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi








