Lorenzago e la Magnifica mandano Melany alla Sapienza

La Tremonti, classe 2002, appena diplomatasi col massimo dei voti riceverà i 6000 euro (in tre anni) della borsa di studio Camillo/Sualon 
Luca De Michiel

LA CERIMONIA

Una borsa di studio di 6 mila euro per proseguire negli studi di medicina alla Sapienza di Roma. La lorenzaghese Melany Tremonti, classe 2002, ha ottenuto il riconoscimento intitolato a Renato Corte Sualon e ad Antonio Camillo, che le è stato consegnato con una piccola cerimonia in municipio alla presenza del sindaco Marco D’Ambros e di alcuni rappresentanti dell’Amministrazione, del presidente della Magnifica Renzo Bortolot, dei membri della commissione “Giovani e premi di studio” della Magnifica, dei familiari di Corte Sualon e Camillo.

La giovane studentessa ha ricevuto l’assegno di 2 mila euro per quest’anno accademico accompagnato da una lettera e da una pubblicazione. La borsa di studio, supportata dalla Magnifica, è nata per volontà di Barbara Camillo e Marco Corte Sualon ed è destinata esclusivamente a studentesse e studenti nati e/o residenti in Cadore che abbiano conseguito il diploma nell’anno scolastico 2020/2021 e che siano iscritti per l’anno accademico 2021/2022 ad un corso di studio universitario che rientri tra le seguenti facoltà: Economia, Ingegneria, Medicina. L’importo del premio è pari a 6 mila euro da erogarsi in tre annualità. Melany Tremonti, dopo aver frequentato il liceo classico nel Polo Valboite di San Vito ed essersi diplomata con il massimo dei voti, ha effettuato il test d’ingresso alla facoltà di medicina dell’università La Sapienza di Roma risultando fra gli allievi che hanno superato la prova. Il presidente Bortolot nell’occasione ha ricordato l’importanza che ha la Magnifica nell’elargire le borse di studio, un progetto ed un’opportunità che va avanti da anni e che ha dato un aiuto concreto a numerosi studenti cadorini.

Il primo cittadino D’Ambros ha invece ringraziato la Magnifica ed ha augurato a Melany un proficuo percorso di studi con la speranza che non si dimentichi mai del Cadore e che possa magari tornare a lavorare nelle terre alte della provincia di Belluno. —



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