Lite furibonda in casa prende a pugni la ex e va a finire in tribunale
PEDAVENA
Convivenza burrascosa. Cominciata piena di buone premesse, come tantissime altre, proseguita con dei maltrattamenti da Codice Penale e finita a palazzo di giustizia. Un pedavenese è davanti al giudice Zantedeschi per lesioni e minacce aggravate alla ex. Prima di entrare in aula, ha proposto alla donna un risarcimento danni, che è stato accettato senza problemi e ha evitato una costituzione di parte civile, che probabilmente sarebbe stata più dolorosa, dal punto di vista economico. Difeso di fiducia dagli avvocati Rui e Polesana, l’imputato ha scelto di essere processato, secondo il rito abbreviato, che il prossimo 23 marzo gli permetterà di avere uno sconto sull’eventuale condanna.
Quel 16 marzo di due anni fa dev’essere stato un giorno terribile per la donna. Emergerà dagli atti del pubblico ministero quale sia stato il motivo di un litigio così violento, intanto c’è un certificato medico emesso dall’ospedale Santa Maria del Prato di Feltre, con una prognosi di 30 giorni salvo complicazioni.
La donna ha descritto in maniera molto circostanziata quello che sarebbe successo. Il convivente l’avrebbe stretta più volte al collo, facendole mancare il fiato, poi strattonata e presa per i capelli. Non è finita: le avrebbe sferrato numerosi pugni, prima di sbatterla contro la parete della stanza e farla cadere a terra.
Mentre la picchiava, l’avrebbe anche apostrofata con degli insulti a sfondo sessuale e minacciata di morte. La frase «ti ammazzo, non urlare perché più urli e più ti tappo la bocca, ti ammazzo». Il certificato parla di «policontusioni, abrasioni cutanee latero cervicali e frattura dell’anulare della mano sinistra. Non è stato precisato l’importo del risarcimento danni e, durante le indagini preliminari sono stati sentiti solo i due, in mancanza di testimoni. —
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