Le opere di Eronda patrimonio della città
BELLUNO. I suoi lavori sono presenti in ogni angolo della città. Basta alzare gli occhi quando passa una corriera di Dolomitibus: il logo dell’azienda l’ha disegnato, tanti anni fa, Mario De Donà, in arte Eronda. Ma il grafico, oltre a ideare i loghi di moltissime aziende bellunesi, ha anche disegnato la struttura del parco Città di Bologna, le ringhiere che lo delimitano e l'insegna che campeggia all'ingresso.
Se quei lavori sono visibili, molti altri ce ne sono nel ricchissimo archivio di Eronda. Li ha recuperati la sua famiglia e un gruppo di amici, con l’obiettivo di riportare in città un pezzo di cultura che rischiava di andare perso. Le tavole di Mario De Donà sono conservate in un caveau privato, ma presto finiranno all’archivio comunale. Il Comune, infatti, ha deciso di acquisire l’archivio Eronda, e di metterlo a disposizione della città.
L’annuncio è stato dato ieri mattina nella sala Dolomiti in Camera di Commercio, perché su quelle pareti Eronda dipinse un murales nel 1960. Anche la data scelta per comunicare l’acquisizione non è casuale: oggi la città celebra il suo santo patrono e il sindaco consegnerà il premio san Martino a Clio Zammatteo. Premio che Eronda, pur segnalato in alcune edizioni, non ha mai vinto. «Diciamo che con questa operazione la città si è riscattata da questa mancanza», sottolinea il figlio di Mario De Donà, Marco. Che ieri, anche per chiudere la vicenda, ha posato sul tavolo una matita da disegno come quelle che usava Eronda, mettendola vicina ad una matita per truccare gli occhi. Un gesto simbolico per omaggiare Clio makeup ma, insieme, ricordare il padre e la sua attività.
L’archivio Eronda va ad aggiungersi ai Fondi Doglioni, Bogo e Scremin già depositati all’archivio comunale e la direttrice della struttura Orietta Ceinar si è detta molto orgogliosa di aumentare la dotazione con i lavori di Eronda.
In futuro il Fondo Eronda, l’associazione nata per valorizzare l’attività del grafico e designer bellunese, farà una serie di lavori di ricerca e delle mostre per far conoscere ai bellunesi (ma non solo) tutto quello su cui ha lavorato Mario De Donà. Ci sono per esempio le tavole del Vajont, che raccontano il disastro del 1963, ma anche le tavole fatte per numerose aziende bellunesi. «Con il Fai giovani stiamo studiando la possibilità di organizzare delle visite nei luoghi in cui Eronda ha operato», conclude il figlio Marco. «E nel 2017 pensiamo di allestire piccole mostre anche all’interno delle vetrine dei negozi del centro. E coinvolgere le scuole e la cittadinanza in un percorso di conoscenza di quello che è stato e ha significato Eronda per la città di Belluno». (a.f.)
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