Larese esulta: «Vincere significa gioia e felicità»

FELTRE. «È la concretizzazione del lavoro di due anni, questa vittoria significa gioia e felicità». È un concentrato di emozioni lo stato d’animo del presidente del Castello Francesco Larese, che ringrazia «il consiglio del quartiere, tutte le persone che hanno lavorato durante l’anno, mia madre e tre persone che mi hanno insegnato tantissimo su cosa significhi fare Palio, che non sono qui con noi oggi ma è come se ci fossero: Carlo Gabrielli, Cesare Pecchia e mio papà». Sono stati due giorni perfetti per il Leone rampante: «Alla vigilia avevamo fatto delle previsioni, una così così, una di medio livello e quella da sogno, che si è realizzata. Spero che questo successo dia nuova linfa al quartiere», rilancia Francesco Larese. «La settimana scorsa abbiamo cominciato a vincere con i nostri ragazzi la sfida dei tamburini, abbiamo continuato a vincere con il tiro con l’arco ed è arrivata l’emozione fortissima dei giovani della staffetta, che sono stati splendidi. Poi nella giornata decisiva abbiamo buttato il cuore oltre l’ostacolo. I ragazzi del tiro alla fune hanno fatto una gara fantastica, poi Adrian Topalli e Alessio Migheli sono sinonimo di vittoria», commenta il presidente del Castello. «Il sabato sera è stato decisivo, sin dalla prima volè dell’arco, in cui i nostri arcieri Marco Gazzi e Morgan Sinicco hanno realizzato 38 punti, che sono un’enormità».
Clima mesto tra gli sconfitti: «È stato un Palio molto diverso dagli altri anni», commenta malinconico Riccardo Gaio, presidente del quartiere Duomo, giunto al secondo posto della classifica, «nel quale ce la siamo giocata fino alla fine. Purtroppo però non è andata come avevamo previsto e il bis, dopo il successo dello scorsa edizione, non è arrivato. Ciononostante vogliamo ringraziare tutti quanti, dai tamburini agli sbandieratori fino ad arrivare ai nostri atleti».
Se da una parte c’è delusione, dall’altra, dove sventola la bandiera con il corno dorato di Santo Stefano, ci sono orgoglio e felicità. «Due componenti che ci hanno accompagnato in questa manifestazione», dice il presidente Tomas Piol, «perché tutte le carte che potevamo giocarci ce le siamo giocate dall’inizio alla fine. Non abbiamo nessun rimpianto, perché quando in campo ci metti il cuore, in ogni singola gara non hai nulla da rimproverare a te stesso: per noi è stato così nel tiro con l’arco e nella steffetta, fino alla conclusiva gara dei cavalli che ha deciso il Palio. Santo Stefano tornerà al prossimo palio più forte di prima».
«Nella gara finale il nostro cavallo è entrato nervoso e si è stancato subito al primo giro e non ne aveva più», dice Marco Hubert Campigotto, «perché questi sono mezzosangue, che hanno meno resistenza rispetto ai pure sangue di un tempo. Questo è stato comunque il miglior palio degli ultimi dieci anni: Tamburrino ha dimostrato di poter portare nuove idee». —
Sco e D.D.
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