La Sest racconta il progetto Acc, Liberali: «Abbiamo bisogno di spazi e manodopera»

«Il nostro è un gruppo internazionale e quotato in borsa, tra i primi operatori al mondo nel settore degli scambiatori di calore ad aria. La Sest di Limana è cresciuta molto soprattutto negli anni della pandemia. L’anno scorso abbiamo registrato un fatturato di 483,1 milioni di euro, in crescita del 23%, e abbiamo un portafogli ordini di 180,2 milioni, più che raddoppiato rispetto al 2020»

Paola Dall'Anese

BELLUNO. «Questo è un piano che possiamo finanziare da soli, senza aiuti dello Stato. In virtù di questo decideremo in autonomia cosa fare». Fabio Liberali, membro del Consiglio di amministrazione e responsabile della comunicazione per il gruppo Lu-Ve (con sede in provincia di Varese), che ha presentato l’offerta vincolante di acquisto per Acc di Mel, ammette, comunque, che se arriveranno degli sgravi fiscali, quelli non saranno certo rifiutati.

Come e quando nasce l’interesse di Sest e del gruppo Lu-Ve per Acc?

«Nasce dalla crescita importante che abbiamo registrato in questi ultimi due anni. Una crescita che ha evidenziato la necessità di avere nuovi spazi produttivi e più personale. Nella partita siamo entrati per ultimi. A interessarsene è stato Michele Faggioli, che conosce bene il territorio».

Il settore degli scambiatori di calore è in crescita?

«Il nostro è un gruppo internazionale e quotato in borsa, tra i primi operatori al mondo nel settore degli scambiatori di calore ad aria. La Sest di Limana è cresciuta molto soprattutto negli anni della pandemia. L’anno scorso abbiamo registrato un fatturato di 483,1 milioni di euro, in crescita del 23%, e abbiamo un portafogli ordini di 180,2 milioni, più che raddoppiato rispetto al 2020, anno in cui abbiamo faticato a trovare operai: ci eravamo persino rivolti ad agenzie specializzate, senza successo. Pensi che nel 2021 abbiamo assunto più di 100 persone nei nostri stabilimenti di Limana e Alonte. E ora abbiamo colto l’opportunità di acquisire un ramo d’azienda per produrre a Mel quello che facciamo a Limana».

Quali sono i termini della vostra offerta vincolante?

«Abbiamo un piano di investimenti di sei milioni di euro in tre anni. Ma abbiamo posto anche delle condizioni serie e vincolanti, di cui però non posso parlare ora».

Se il vostro progetto andrà in porto, a Mel si produrranno ancora compressori?

«No, noi proponiamo una riconversione della produzione. Se il nostro piano dovesse passare, il condizionale è d’obbligo perché la nostra offerta dipende dal raggiungimento di accordi con tutte le parti interessate, a Mel produrremmo scambiatori di calore, quelli che facciamo a Limana. In questo modo si creerà un asse Limana-Mel lungo 10 chilometri, per ampliare la nostra base produttiva, ma anche per ottimizzare la gestione logistica dei due stabilimenti. L’obiettivo è creare un polo logistico che servirà principalmente l’Italia o il sud dell’Europa».

Che fine faranno i 300 dipendenti di Acc? Voi parlate di assorbirne una parte...

«C’è un piano industriale e un piano di assorbimento dei lavoratori, specie gli operai».

Gli occhi di tutto il territorio bellunese sono puntati su di voi.

«Siamo consapevoli della tensione esistente nel territorio: in gioco c’è il destino di tante famiglie. Per questo motivo non faremo promesse che poi non saranno mantenute. Vogliamo fare un passo alla volta. Il nostro approccio al business è molto etico».

Cosa significa?

«Per noi le aziende sono fatte di uomini, donne e idee. Per i nostri dipendenti abbiamo istituito delle borse di studio e durante la pandemia abbiamo acquistato un centinaio di tablet per supportare la dad dei figli dei nostri collaboratori. Il futuro sono i giovani e su di loro dobbiamo investire».—

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