«La riqualificazione diventi strutturale»
BELLUNO. «La riqualificazione degli edifici diventa anche riqualificazione ambientale e sociale. Per questo è importante che il “Bando nazionale periferie” diventi un provvedimento strutturale». La sollecitazione arriva da Giuseppe Cappochin, presidente dell’Ordine nazionale degli architetti, presente ieri al seminario organizzato dal Comune di Belluno in collaborazione con l’Inu veneto e la Federazione regionale degli architetti. L’incontro ha messo a confronto le esperienze progettuali di Belluno, Verona, Vicenza e Rovigo che hanno partecipato al bando e che attendono l’esito della valutazione formale e di merito delle loro proposte. Belluno si augura di poter ottenere 18 milioni di euro e le speranze sembrano più che fondate, visto che il messaggio inviato dal deputato Pd Roger De Menech conferma la volontà del governo di finanziare tutti i progetti ricevuti.
«È stato un momento interessante di confronto», spiega l’assessore all’urbanistica Franco Frison, «tra tecnici e amministratori delle città venete che hanno presentato progetti per il bando nazionale, con tagli totalmente diversi ma tutti su aree centrali e finalizzate alla ricerca di finanziamenti nazionali e alla sinergia tra pubblico e privato».
Le strategie per il rilancio delle città, infatti, non possono prescindere da un parternariato pubblico - privato.
Il bando ha un solo limite: quello di imporre che i progetti siano conformi ai piani regolatori in vigore e questo cozza con la visione a lungo termine necessaria in un’opera di riqualificazione urbana. La questione è stata segnalata al governo, come la necessità che gli interventi diventino strutturali sull’esempio del modello francese, che ha creato una vera e propria agenzia nazionale per la rigenerazione urbana che ha dato grandi frutti alle città d’oltralpe.
Tra gli interventi è stato importante anche quello di Renata Codello, segretario regionale del ministero dei Beni culturali, punto di riferimento della Soprintendenza nel Veneto, che ha competenza su tutte le aree e gli immobili sottoposti a vincolo, cioè su tutti i progetti presentati. A Belluno la proposta riguarda tre ambiti: la valorizzazione di immobili pubblici e privati, la valorizzazione di aree pubbliche aperte alla città e la sistemazione ambientale del Piave e la sua connessione con la città.
«Il Piave è un luogo di eccellenza per i bellunesi, ma può e deve diventare un’attrazione anche per i turisti», precisa Frison, che prosegue: «Teniamo le dita incrociate in attesa che la commissione istituita dalla presidenza del consiglio dei ministri valuti i progetti e stili la graduatoria. Il Comune di Belluno si augura di superare i controlli e ottenere i finanziamenti. In ogni caso questo grande progetto di riqualificazione urbana sarà un’eredità da lasciare alla prossima amministrazione, perché avrà tempi di realizzazione ben oltre l’anno. Inoltre, nel 2017, servirà uno sforzo elevato e complesso per redigere i progetti che seguiranno una soluzione mista».
Per quanto riguarda i progetti “chiave” ad occuparsene saranno gli uffici comunali, per gli edifici pubblici verranno individuati dei professionisti, mentre per gli edifici privati saranno i privati stessi a scegliere i professionisti. «Bisogna credere nelle città e nell’effetto volano che le riqualificazioni possono dare all’economia e alle risorse private. L’importante è anche che i progetti vadano avanti, indipendentemente dalla governance», conclude l’assessore Frison. (i.a.)
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