La riforma sullo sport mette a rischio le Olimpiadi invernali 2026

CORTINA. È arrivata al presidente del Coni, Giovanni Malagò, una lettera del Cio in cui si esprime «seria preoccupazione» per alcune disposizioni della legge sullo sport attualmente in approvazione in Parlamento. Nella lettera si segnala che la legge «intaccherebbe chiaramente l'autonomia del Coni» in sei punti. Il Cio chiarisce di poter adottare per la protezione del «Movimento di un paese la sospensione o il ritiro del riconoscimento del comitato olimpico».
Il Cio scrive di aver «esaminato con attenzione le disposizioni (relative al disegno di legge sullo sport ndr) e desideriamo esprimere serie preoccupazioni in merito ad alcune di esse che, se approvate, intaccherebbero chiaramente l'autonomia del Coni. La posizione del Cio relativamente ai rapporti che dovrebbero intercorrere tra le autorità di Governo i Comitati olimpici nazionali è estremamente chiara, ed è stata riportata in un documento approvato nel 2016. Questo approccio è fondato sul principio fondamentale di »autonomia responsabile« dei Comitati olimpici nazionali così come esposto nella Carta Olimpica».
Tra i principi fondamentali (paragrafo 5) si scrive che «le organizzazioni sportive aderenti al movimento olimpico devono essere politicamente neutrali. Hanno il diritto e l'obbligo di autonomia, comprese la libera determinazione e il controllo delle regole dello sport, la definizione della struttura e della governance delle loro organizzazioni, il diritto di elezioni libere da qualsiasi influenza esterna e la responsabilità di assicurare che siano applicati i principi di buona governance».
Per restare all'interno del movimento (paragrafo 7) è necessario «il rispetto della carta olimpica e il riconoscimento da parte del Cio». «Per adempiere alla propria missione, i comitati olimpici possono cooperare con i governi, tuttavia, essi non devono intraprendere azioni contrarie alla carta olimpica». Il Coni deve «preservare la propria autonomia e resistere a pressioni di qualsiasi tipo, incluse, quelle politiche, giuridiche, religiose o economiche che potrebbero impedire loro di adempiere alla carta olimpica».
La cui violazione fa scattare sanzioni «compresa la sospensione o il ritiro del riconoscimento di tale comitato olimpico nazionale se la costituzione, la legge o altre norme in vigore nella nazione in questione, o qualsiasi atto da parte di organi di governo o altri organismi, sia di ostacolo all'attività o alla libera espressione dello stesso comitato. Il Comitato esecutivo del Cio offrirà a tale comitato nazionale l'opportunità di essere ascoltato prima di adottare una decisione di questo tipo».
Da Losanna si ribadisce inoltre che «l'autonomia dello sport è formalmente stabilita in una Risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottata a New York nel mese di ottobre 2014 che riconosce lo sport come mezzo per promuovere l'educazione, la salute, lo sviluppo e la pace, e sostiene anche l'indipendenza e l'autonomia dello sport». Che deve cooperare con i governi nell'«assoluto rispetto riguardo dell'autonomia del Comitato olimpico nazionale, e senza alcuna interferenza esterna nella governance e nelle attività di queste organizzazioni».
Questi i punti del disegno di legge che per il Cio stridono con la carta olimpica: «Il Coni non dovrebbe essere 'riorganizzatò mediante decisioni unilaterali da parte del Governo. La sua governance interna e le sue attività devono essere stabilite e decise nell'ambito del proprio statuto, e la legge non dovrebbe avere per obiettivo un 'micromanaging' della sua organizzazione interna e delle sue attività».
E ancora: «Le aree relative alle attività del Coni dovrebbero essere congiuntamente determinate con essi, in conformità con la Carta Olimpica e gli statuti delle rispettive Organizzazioni Sportive Internazionali alle quali sono affiliate. Inoltre, il ruolo del Comitato Olimpico Nazionale non è strettamente limitato alle 'attività olimpichè. »La missione dei comitati olimpici è di sviluppare, promuovere e proteggere il Movimento Olimpico nei rispettivi paesi, in conformità con la Carta Olimpica« e che il ruolo dei Comitati Olimpici Nazionali è altresì »di promuovere i principi fondamentali ed i valori dell'Olimpismo nei rispettivi paesi […]« e »di incoraggiare lo sviluppo dello sport d'alta prestazione così come pure dello sport per tutti«.
Lo scenario. Se viene meno l'autonomia, causa ingerenze politiche, anche i Giochi di Tokyo del prossimo anno sono a rischio. L'Italia non vuole fare la fine del Kuwait, ma certo la 'guerrà scatenata dalla legge sullo sport e che ha fatto scendere in campo il Cio con la minaccia della sospensione (anche a tempo) dalla famiglia olimpica, mette in allarme.
Se sul testo, approvato in via definitiva anche in Senato, non verranno apportate le modifiche richieste dal Comitato presieduto da Thomas Bach, tra le sanzioni che potrebbero arrivare c'è anche "la sospensione o il ritiro del riconoscimento del comitato olimpico". Il Coni in questo caso.
L'immediata conseguenza sarebbe l'esclusione da Tokyo 2020, in cui, con lo stop del Cio, la partecipazione della delegazione azzurra avverrebbe sotto la dicitura atleti olimpici indipendenti: nessuna bandiera del Paese, né inno sul podio.
Un provvedimento che il Comitato olimpico internazionale adottò appunto nei confronti del Kuwait, quando nel 2015 il paese dell'Emiro fu sospeso a causa delle ingerenze politiche nell'organismo sportivo. Di fatto il governo kuwaitiano non aveva garantito l'indipendenza richiesta dal Cio per il comitato locale.
E alle Olimpiadi di Rio 2016 gli atleti parteciparono 'apolidì. Un bando adottato anche per l'India in precedenza causa il mancato rispetto delle regole della carta olimpica, e per le ingerenze politiche nelle elezioni del comitato locale. Tra gli effetti immediati della eventuale sospensione ci sarebbe anche la perdita da parte di tornei preolimpici in programma in Italia (come quello per la pallanuoto femminile) del loro valore: non sarebbero più eventi che assegnano i pass per i Giochi. E se a stretto giro l'allarme è per Tokyo, all'orizzonte si possono paventare rischi anche per Milano-Cortina 2026.
All'organizzazione dei Giochi invernali, per cui l'Italia ha battuto la Svezia a Losanna lo scorso 24 giugno, mancano sette anni ma certo è che una sanzione del Cio nei confronti del Paese ospitante potrebbe causare un ricorso di Stoccolma-Aare, sconfitte nella corsa ai Giochi.
Torino insiste. La Regione Piemonte ha consegnato una lettera a Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport, in cui palesa la sua disponibilità a offrire i propri impianti per le Olimpiadi invernali del 2026.
A consegnare il documento è stato Fabrizio Ricca, assessore allo Sport della Regione Piemonte, incontrando a Roma Giorgetti, che ha assicurato il sostegno del governo alle candidature piemontesi per l'Universiade invernale del 2025 e i Giochi Mondiali Invernali Special Olympics 2025.
«Con l'appoggio del Governo le nostre candidature diventano ancora più forti - afferma Ricca -. Crediamo fermamente nell'importanza di portare sul territorio grandi eventi sportivi che possano generare turismo e sviluppo per le nostre valli. I nostri impianti sportivi, la nostra consolidata esperienza nell'organizzazione di gare e competizioni, sono un biglietto da visita che farà la differenza quando si dovrà decidere a chi affidare le XXXII Universiade invernale del 2025 e i Giochi Mondiali Invernali Special Olympics 2025. Confidiamo nel successo, quindi, e nel volano di sviluppo che conseguirà a questo impegno organizzativo».
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