La mensa dei poveri di Belluno. "Temo i problemi del dopo coronavirus"

Fra’ Sandro gestisce la struttura nella parrocchia di Mussoi: calati i pasti ritirati ogni giorno, più richieste di alimenti 

BELLUNO. Alla mensa parrocchiale di Mussoi si teme un aumento delle domande alla riapertura post emergenza, ma nel frattempo i frati continuano ad aiutare chi ha più bisogno, cercando di far fronte alla precarietà del momento.

«È ancora presto per capire quali saranno gli effetti di questa crisi sulla gente», spiega Fra’ Sandro, che con gli altri frati gestisce la mensa di Mussoi, «chiedere la carità non è una cosa facile per nessuno e sono sicuro che quando si riapriranno le attività molti faranno fronte alle perdite e alle difficoltà dando fondo anche gli ultimi risparmi, prima di chiedere aiuto. Per questo per ora i numeri che abbiamo sono abbastanza in linea con il pre-emergenza».

La parrocchia di Mussoi, gestita dai frati cappuccini, offre due importanti servizi ai più bisognosi: la mensa quotidiana, dal lunedì al sabato, e la consegna di pacchi alimentari ogni quindici giorni. In questo periodo, chi si presentava tutti i giorni per ritirare un pasto caldo continua a farlo, anche se con delle norme igieniche più stringenti, mentre è cresciuto un po’ il numero di richieste per i pacchi alimentari: «In questo momento non è più possibile consumare direttamente il pasto in mensa per via dell’impossibilità a rispettare le norme di distanziamento sociale, ma consegniamo ugualmente il cibo all’esterno in appositi sacchetti, e, ad oggi, restano stabili, tra le 22 e le 23, le persone che aiutiamo ogni giorno, segnando addirittura un calo rispetto al pre-virus, quando se ne contavano circa una trentina», continua Fra’ Sandro, «per quanto riguarda, invece, la distribuzione di pacchi alimentari, vediamo effettivamente un lieve aumento delle domande: dalle 25-26 dei mesi scorsi alle 30-32 di adesso».

Riguardo questi numeri, inoltre, va tenuto presente che la mensa è aperta a tutti, residenti a Belluno e fuori, perché non è richiesto di dichiarare la provenienza, mentre il pacco alimentare viene consegnato solamente dopo un colloquio nel quale viene verificata la parrocchia di provenienza delle persone, per evitare che accedano più volte allo stesso servizio.

«Io temo che i problemi si vedranno dopo la riapertura», aggiunge Fra’ Sandro, «oggi non notiamo richieste particolari anche a causa delle difficoltà di movimento, dopo l’abbassamento delle restrizioni penso che saranno di più. In più molti daranno fondo ad ogni riserva prima di chiedere aiuto. Ho visto famiglie, italiane e straniere, che hanno dovuto arrivare al limite prima di venire da noi; se si riuscirà a far ripartire il lavoro e a generare nuove entrate la situazione migliorerà, ma temo che le difficoltà ci saranno, soprattutto per chi perderà il posto o non riuscirà a riprendere i ritmi in tempo».

Alla mensa di Mussoi prestano servizio i sei frati della comunità, sostenuti da alcuni infaticabili volontari che, proprio a causa dell’emergenza, non possono spostarsi per raggiungere la parrocchia; senza contare gli eventuali rischi di contagio ai quali andrebbero incontro.

«Abbiamo solo una persona assunta per preparare i pasti a noi frati e ai poveri», commenta Frà Sandro, «ogni giorno potevamo contare sull’aiuto di un bel numero di volontari che si davano da fare per la mensa, ma attualmente sono bloccati e alcuni hanno anche giustamente paura di uscire con il rischio di prendersi il virus. Va meglio per quanto riguarda la preparazione e la distribuzione dei pacchi, per i quali i volontari si sono divisi autonomamente in turni da due persone per poter lavorare in sicurezza con mascherine, guanti e mantenendo le distanze di sicurezza». —
 

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