Innovazione e ambiente per dare un calcio alla crisi

Dall’azienda che ripara tubi senza scavi, al muro fatto di legna e lana di pecora tante le idee bellunesi proposte a Longarone Fiere nella rassegna sull’edilizia
Di Enrico De Col

LONGARONE. Innovazione, qualità e sostenibilità per superare la crisi dell’edilizia. Le aziende bellunesi presenti a “Ri-Costruire” a Longarone Fiere ci credono e lo dimostrano con esempi concreti che riescono anche ad essere apprezzati nel non facile mercato del settore. Si va dalle multinazionali del settore, ai giovani bellunesi che scommettono sul loro futuro puntando sull’innovazione.

È il caso della Wienerberger Spa, multinazionale con stabilimento a Villabruna di Feltre, che ha vinto il Premio Innovazione 2017 proposto dalla rassegna fieristica. La ditta produce particolari mattoni, unici nel loro genere in Italia. «Nel nostro stabilimento», spiega uno dei collaboratori della ditta Luca Sgorlon, «produciamo dei laterizi rettificati che hanno diverse caratteristiche, ovvero dimezzare i tempi di posa e usare il 90% di malta in meno. Questo permette soprattutto un grande miglioramento della resa termica, con un contenimento di caldo e freddo durante le stagioni e una maggiore facilità di inserimento in fase di costruzione. Con la crisi dell’edilizia che va avanti ormai dal 2009, è necessario stare al passo con i tempi, anche nel caso dei nostri materiali che non sono certo paragonabili ad altri come velocità di innovazione, ma non per questo possiamo restare fermi ai metodi di decenni fa. Con la ricerca di nuovi processi siamo riusciti a stare sul mercato, con una produzione, è bene specificarlo, al 100% italiana e bellunese».

Altro finalista bellunese al Premio Innovazione è la società Alpago No Dig, fondata solo un anno fa da Claudio Dei Svaldi. «Dopo anni di lavoro nel settore idraulico», racconta Dei Svaldi, «ho deciso di mettermi in proprio e far sfruttare la mia competenze di ingegneria ambientale con la creazione di un metodo di riparazione di tubi che non necessita di scavo. Siamo gli unici in provincia a proporre questo sistema, che permette di evitare rotture e movimentazione materiale, grazie alla particolare combinazione di sonde, guaine e resine. Siamo appena nati e questa è una sfida a cui credo, anche nel segno della sostenibilità ambientale puntando sia al settore pubblico che quello privato».

Evolversi e quindi innovare per non finire schiacciati dalla crisi. È questa la filosofia che ha portato alla nascita della Darwin di Agordo, costola della Kaio Skavi specializzata in rivestimenti per l'edilizia. «Nel 2014 quando ho fondato la società», spiega il titolare Claudio Farenzena, «con un mio amico ci siamo detti che o ci evolviamo o ci estinguiamo, da qui il nome Darwin. Bisogna infatti stare al passo con i tempi e noi ci stiamo riuscendo dando una mano in particolare all'economia locale dell'agordino. Il materiale più innovativo che proponiamo è un rivestimento per la muratura composto da legno e, fibre di legno e anche lana di pecora come isolante. In fondo il recupero di alcuni di questi materiali che a volte si buttano via è un'idea antica visto che la lana si usava già centinaia di anni fa. In questo modo si può ottenere un notevole risparmio, essere più attenti alla sostenibilità è ottenere una filiera a chilometri zero».

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