Denuncia la sua ex per la seconda volta: dopo le molestie c'è anche lo stalking
Ristoratore ampezzano ha riportato la donna in tribunale. Non pare intenzionato ad avere i danni, vuole la condanna

Lei è una bella signora dell’Est europeo, lui gestisce un ristorante, a Cortina. Il matrimonio non funzionava più, di conseguenza i due hanno deciso di divorziare. Una decisione che l’uomo ha accettato consapevolmente e senza soffrire di alcun tipo di contraccolpo emotivo, mentre la ex deve averla presa malissimo, se è vero che dopo una condanna per molestie (dovrebbe essere ancora pendente l’appello), adesso ne rischia un’altra per stalking.
L’evoluzione del reato, anche perché un conto è la contravvenzione da sei mesi di arresto oppure 516 euro di ammenda e un altro il delitto punito con la reclusione da uno a sei anni e altrettanti mesi. Davvero tutta un’altra cosa, oltre che articolo del Codice Penale.
Per alcuni mesi dello scorso anno, l’imputata avrebbe sottoposto l’ex marito a una serie di pesanti comportamenti persecutori. Accanto ai tentativi di rivederlo, ci sarebbe stato un numero esagerato di telefonate e messaggini sull’utenza privata. L’uomo deve occuparsi del figlio e non è che possa permettersi di spegnere il dispositivo elettronico.
Forse avrebbe anche potuto bloccare l’ex coniuge, ma metti che ha bisogno di qualcosa o non si sente bene, sempre meglio essere pronti a intervenire. Il problema è che tutte le volte che guardava lo schermo del cellulare l’uomo doveva prendere atto che gli era arrivato l’ennesimo sms, in alternativa messaggio su whatsapp. E si trattava spesso di testi molto pesanti, ad esempio con l’augurio di morire quanto prima, ma non solo. Ci sarebbero anche delle frasi irripetibili.
In un primo momento, non ci ha fatto più di tanto caso, ma alla lunga tutte queste attenzioni hanno cominciato a preoccuparlo. Si è sentito in preda a una situazione di ansia o di angoscia, oltre che temere per la propria incolumità fisica. Le sue abitudini di vita sarebbero forzatamente cambiate, per evitare d’incontrare la donna in giro per Cortina, mentre non si poteva fare niente per il telefonino. Quell doveva per forza rimanere acceso.
A un certo punto, non ce l’ha più fatta a sopportare questa situazione ed è andato a presentare una querela per l’ipotesi di reato di atti persecutori. L’atto ha innescato il procedimento penale, nel quale l’imputata è difesa dall’avvocato Cecilia Pivetta del foro di Treviso, mentre almeno per adesso l’uomo è solo parte offesa con Paolo Ghezze. Potrebbe anche costituirsi parte civile, in maniera da chiedere un congruo risarcimento danni, ma non l’avrebbe ancora fatto.
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